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Il movimento #nocode in Italia.

Il movimento #nocode in Italia.
di Stefano Failla • Newsletter #2 • Visualizza online
E’ già passato un mese dal primo numero di questa newsletter che poco alla volta sta prendendo forma. Ed abbiamo iniziato dicendo un po’ in generale cos'è il #nocode e perché dovremmo conoscerlo.
Oggi propongo una riflessione sul #nocode nel nostro paese, che è un po’ agli albori ma mostra positivi segnali di vitalità.
Ho anche raccolto qualche notizia e link ad articoli interessanti che metto a disposizione in coda alla newsletter.
Bene, ti auguro una buona lettura e, se la newsletter ti piace, trova due minuti per inoltrarla ai tuoi contatti ed aiutarmi a fare crescere gli iscritti. Grazie 😊.

Nessuna piattaforma è Italiana.
Se qualcuno se lo stesso domandando, non esiste al momento una piattaforma di sviluppo #nocode Italiana.
Così come per gli ambienti di sviluppo o i software di produttività individuale, l'Italia non ha produttori di piattaforme #nocode di rilievo. O meglio, per quanto ne sappia, non ne ha di alcun tipo.
Ed è un vero peccato. Se pensiamo, solo per fare un esempio, alla leadership industriale che il nostro paese ha raggiunto grazie alla capacità di realizzare macchine utensili, nel campo del software questa capacità pare non esserci. Abbiamo tanti bravi sviluppatori ma non abbiamo mai costruito piattaforme di sviluppo.
Saremo anche in buona compagnia con tanti altri paesi europei, di fronte al dominio tecnologico degli Stati Uniti. Ma non è comunque confortante.
Low-code/no-code Gartner Magic Quadrant
La categoria low-code/no-code è comparsa recentemente anche nei magic quadrants di Gartner, ma come si può vedere dal grafico qui sotto nessuna azienda Italiana vi compare. E con la sola eccezione di Betty Blocks, che è di origine olandese, non mi pare ci siano aziende europee.
Gartner Magic Quadrant
Gartner Magic Quadrant
Per quanto l'analisi di Gartner sia più incentrata sul low-code che sul no-code, ed anche considerando il fatto che solo le aziende più mature vi compaiono, mi sembra confermato il fatto che l'Italia sia assente tra i produttori degli strumenti di sviluppo.
Quindi in cosa consiste il movimento #nocode Italiano ?
Le prime aziende fanno community
La continua crescita dell'offera di strumenti e piattaforme #no-code è quindi un fenomeno a cui assistiamo, ma che affascina sempre più.
Ed infatti stanno nascendo in Italia varie realtà, fatte soprattutto da giovani start-upper, che stanno aggregando questo interesse diffuso in nuove community di #nocoders.
Sono stato recentemente invitato a far parte della community Slack di www.ncode.it, che ha superato i 200 iscritti in pochi giorni ed in cui si trovano molti interessanti threats.
Un altro esempio è dato dal sito www.nocodeitalia.it che si propone come la community italiana sullo sviluppo #nocode.
Infine cito il sito www.nocoding.it che riporta una directory di app #nocode molto utile anche se non sempre ben classificata.
se conosci altre aziende o community italiane che si stanno attivamente occupando di #code, perché non me lo segnali ? mandami un messaggio su twitter e farò un approfondimento.
Il panorama Italiano sembra quindi mostrare un certo fermento ma è certamente agli albori. L'interesse c'è ma ancora non se ne parla in modo diffuso e approfondito.
Negli ultimi 30 giorni Google Alerts (la rassegna stampa di oggi 😉) mi ha avvisato una sola volta della presenza di un articolo italiano sul #nocode. E lo riporto volentieri di seguito per chi vuole leggerlo.
La promessa del low-code : ImpresaCity.it
L'articolo del giornalista è corretto. Il #nocode è velocità di sviluppo e può fare bene al nostro Paese così assetato di digitalizzazione. Ma i casi d'uso sono ancora pochi, ci sono importanti distinzioni tra low-code e no-code che vanno comprese, i tools no-code sono numerosi e non tutti adatti per ogni esigenza. Insomma, occorre senza dubbio raccontare e spiegare meglio alle nostre aziende le potenzialità del movimento.
Start-up, MVP e #nocode
Sono passati i tempi in cui una start-up poteva raccogliere fondi con un buon pitch della propria idea di business (forse in Italia non ci sono mai stati quesi tempi). Oggi una start-up deve dimostrare di avere una certa trazione prima di ottenere i finanziamenti. Quindi deve realizzare subito il suo prodotto. Anche in forma semplificata come può essere un Minimum Viable Product (MVP).
E’ evidente che il #nocode sembra proprio una manna dal cielo !
Per superare agevolmente la fase iniziale di creazione dell'app ed andare sul mercato in fretta con investimenti ridotti, ci sono esempi di start-up che hanno messo insieme WebFlow, Typeform, Airtable, Zapier, Retool e altro ancora per costruire MVP di successo. E poi c'è naturalmente Bubble, che offre davvero possibilità enormi.
Al punto che non sempre queste start-up abbandonano il #nocode dopo la prima fase di crescita. Alcune stanno scalando in termini di utenti e traffico restando sulle piattaforme di partenza.
Ma se anche così non fosse, per vari motivi tra i quali sicuramente va considerata la proprietà dei sorgenti, una volta che il mercato ti sta premiando sarà più facile avere le risorse per formare un team di sviluppatori e passare allo sviluppo in-house (se è questo che vuoi).
Processi aziendali #nocode
Non sempre l'esigenza è quella di costruire un nuovo prodotto. Per molte aziende è molto più frequente l'esigenza di gestire in forma digitale dei processi gestionali interni, per aumentare l'efficienza, ridurre le possibilità di errore e mantenere i flussi in forma digitale.
Chiunque adotti un ERP, un CRM o un altro software gestionale di mercato conosce bene le difficoltà ed i costi (non solo monetari) di adattamento dei flussi operativi alle proprie specifiche di business.
In tutti questi casi, così come per le necessità di creare nuovi tools informatici ad uso interno, il #nocode può davvero fare molto.
In primo luogo, per la flessibilità ed i ridotti tempi di sviluppo. Ma soprattutto perchè è sufficiente fare un minimo di formazione al personale operativo non IT per fare in modo che diventino loro stessi gli owner della procedura #nocode. Anche se la prima release di un tool aziendale interno venisse sviluppata da terzi, l'handover del risultato trasferisce tutto il know how all'azienda. Che in questo modo riduce o annulla la dipendenza dall'esterno.
Sembra troppo bello per essere vero. Ma almeno in teoria le cose stanno proprio così. Certo dovremmo abituarci a discutere di API, ovvero di quel protocollo geniale di trasferimento dati “dietro le quinte” (che sarebbe server-to-server) che permette di ricevere un input da elaborare ed eventualmente restituire a fine processo.
Troppo presto? troppo tecnico? e la privacy? ma i dati sono sicuri?
Ad ogni domanda c'è una risposta, che magari vedremo di affrontare in futuri approfondimenti, ma intanto è bene sapere che esiste una concreta possibilità di disporre di soluzioni ad hoc, completamente #nocode, veloci da sviluppare e facili da mantenere.
Qualche notizia dal mondo #nocode
Sicuramente la notizia del mese. Zapier, tool per l'automazione via API con 400 dipendenti tutti in remote-working e 100MM di dollari di fatturato ricorrente, ha acquistato Makerpad, azienda di servizi per la formazione #nocode. E tutto è iniziato da un tweet !
Zapier buys no-code-focused Makerpad in its first acquisition – TechCrunch
Due interessanti articoli pubblicati da Forbes. Il primo è un'analisi delle ragioni per cui guardare alle soluzioni low-code/no-code. Il secondo contiene alcuni esempi di successo di utilizzo del #nocode.
Council Post: Why Low-Code Automation Is The Tech Of The Future
Council Post: How Low-Code And No-Code Tools Can Help Your Digital Transformation Journey
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Spero che la lettura ti sia piaciuta. E ti ricordo che puoi seguire il mio account Twitter per restare in contatto tra una newsletter e l'altra. Se vuoi maggiori informazioni sul #nocode, se vuoi imparare ad utilizzare #Bubble e altri tools del suo ecosistema o ti serve un supporto per il tuo progetto #nocode, prenota quando vuoi una consultazione gratuita di 30 minuti qui:
30 Minute Meeting - Stefano Failla
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Stefano Failla

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