🎊Associazione onData newsletter - Newsletter #8 | Buon 2022!!!

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Associazione onData
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Il 2021 è stato un anno che noi di onData non dimenticheremo. Siamo riuscite/i a trasformare idee in obiettivi raggiunti, siamo cresciute/i, siamo stati riconosciute/i come un riferimento su alcuni temi e soprattutto ci siamo riconosciute/i di più e meglio. Abbiamo infatti definito meglio la nostra missione, mettendo a modello e a fattor comune alcune pratiche/esperienze.
Un anno in cui abbiamo dato un contribuito a fare crescere la consapevolezza del valore dei dati (non solo quelli aperti), in cui abbiamo fatto “cultura”, definito alcuni temi e parole chiave.
Il tweet a seguire di Vittorio (grazie) è per noi un regalo di fine anno (uno tra tanti), in cui emerge in super sintesi perché non dimenticheremo questo anno. Abbiamo incontrato persone, ci siamo parlati, abbiamo scambiato conoscenza, fatto “cose” che sono state utili, e di nuovo ripartiti.
Queste parole sono uscite con un'emozione non da poco, che vogliamo chiudere con alcuni grazie:
  • grazie a chi ci ha sostenuto, spinto e soprattutto ispirato;
  • grazie a chi ha aderito alla campagna #datiBeneComune, a chi la anima e sostiene. È stata ed è un'esperienza bellissima;
  • grazie ai/alle rappresentanti delle Pubbliche Amministrazioni (che a volte stressiamo un po’) che hanno scelto di dialogare sulle istanze che abbiamo posto loro;
  • e soprattutto grazie ai/alle soci/ie di onData per la ricchezza umana e professionale che mettono a fattor comune.
Infine grazie a te per seguire questa newsletter e buon 2022!
🙏 Se vuoi sostenerci, puoi farlo con una donazione.
📍 Se hai qualche problema di lettura di questa newsletter, apri questo link.

Vittorio Nicoletta
@ondatait Grazie a voi dell'instancabile lavoro di raccolta dati e spinta verso una cultura della condivisione e della trasparenza.

Ho imparato molto e vi sono debitore ❤

#datiBeneComune
Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: è confermato che ci saranno dei dati aperti
Sul PNRR ad oggi non sono stati pubblicati dati che consentano presto e bene di seguire questo enorme progetto. Non è ancora - come sostenuto dall’Osservatorio Civico PNRR (di cui facciamo parte) - un piano a misura di cittadino.
Ma c'è una novità interessante: nella “Prima Relazione al Parlamento sui traguardi e obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza realizzati nell'esercizio 2021” del 23 dicembre 2021 ci sono diversi annunci a tema dati. Al fine di “favorire a livello nazionale la produzione di analisi, studi e evidenze sulle politiche attuate con il PNRR” è previsto (tra le altre cose), “l’accesso al pubblico di dati specifici ed elaborabili sull’attuazione finanziaria, fisica, procedurale, di ciascun progetto con riferimento anche agli obiettivi perseguiti, alla localizzazione, ai soggetti attuatori, ai tempi di realizzazione previsti ed effettivi, in una logica open data.
E c'è un paragrafo dedicato ai dati aperti: “Il portale Italia Domani e gli open data”. Si fa presente che è in continua evoluzione e che “saranno create aree relative al quadro finanziario, ai progressi nel raggiungimento delle milestone e dei target, alla puntuale illustrazione del criterio ambientale Do No Significant Harm e agli open data”.
Ma di più, “per realizzare un significativo coinvolgimento del Parlamento, di altri soggetti istituzionali, del mondo della ricerca e della società occorre consentire l’accesso a informazioni e dati in formato aperto e disaggregati sui singoli progetti del PNRR; sul loro avanzamento finanziario, procedurale e fisico; su come contribuiscono alla realizzazione delle milestone e dei target concordati in sede europea.
Alcune note/richieste:
  • non c'è una data di prima pubblicazione di questi dati. Chiediamo al governo sia di prendersi un impegno, sia di farlo presto, il PNRR è già pienamente in corso.
  • chi sta lavorando su questa pubblicazione di dati? Quali scelte progettuali si stanno facendo? Ci piacerebbe tanto leggere/ascoltare di più, anche in fase beta, dei “lavori in corso”. Sarebbe opportuno raccogliere il riscontro da parte dei portatori di interesse e che questo fosse una delle scelte progettuali.
  • le note di copyright attuali del sito di Italia Domani sono sbagliate e inadeguate, sembrano quelle di un sito di una band musicale di successo. Tutti i contenuti del sito, quindi anche report importanti come questo citato sopra, sono protetti ai sensi della normativa in tema di opere dell'ingegno. Non è necessario aspettare i dati aperti per il cambio di copyright generale del sito e chiediamo di modificarlo subito, con una licenza che consenta il pieno riuso dei contenuti del sito, come la CC BY 4.0;
  • nella sezione Documenti, ci sono dei documenti con l’etichetta/tagopen data”. I dati aperti per essere tali, devono avere una licenza aperta e devono essere machine readable (quindi non PDF). Chiediamo di rimuovere subito quell'etichetta.
I dati sull’interruzione volontaria di gravidanza non sono un bene comune
Il 25 luglio del 2021 Sonia Montegiove ha pubblicato un tweet in cui si/ci domandava retoricamente: “Ma perché non apriamo i dati sull'obiezione di coscienza?”. Era l'estate e lo stimolo era stata (tra le altre cose) una “terribile” inchiesta estiva, in cui emergeva che in Molise ci fosse soltanto un medico non obiettore all'interruzione volontaria di gravidanza.
“Terribile” non è una valutazione su quegli articoli legati a quella cronaca, ma al fatto che le inchieste estive spesso sono dei picchi di attenzione di pochi giorni su un tema, che dopo poco torna (per i più) nel buio.
Sonia in quell'occasione ha taggato la campagna #datiBeneComune: alcune persone che la animano erano in ascolto e hanno iniziato a pensare sul come poter dare una mano. Emergeva un quadro di numeri e dati che per data di aggiornamento, modalità di pubblicazione, tipo di informazioni raccolte era ed è inadeguato a comprendere il fenomeno, fare scelte e prendere decisioni. E non facciamo riferimento soltanto alle decisioni personali delle donne, ma anche a quelle di chi governa.
Allora abbiamo attivato la rete di #datiBeneComune per creare un documento di analisi e proposta sul tema, per chiedere al Ministero della Salute di fare diversamente e molto meglio. Per produrlo abbiamo fatto riunioni, ci siamo scambiati decine di email e tanti messaggi in chat; la pluralità e ricchezza dei contributi è stata come sempre sorprendente e piacevolissima. L'esito è questo testo, che è diventato anche una lettera aperta al sottosegretario Sileri.
Abbiamo scritto a Sileri poco prima del Natale 2021; ad oggi nessuna risposta. Siamo confidenti di riceverla dopo le feste e torneremo sicuramente a chiedere un riscontro. Vi aggiorneremo qui in newsletter e sul sito di #datiBeneComune.
Un grazie a tutte le persone, associazioni e organizzazione che hanno dato un contributo e aderito (le trovate in fondo al testo). Invece di metterle in elenco ringraziamo simbolicamente per tutte e tutti Laura Bartolini, che ha dato un contributo qualitativo importante alla richiesta.
Seguire le sezioni "Bandi e avvisi" e "Documenti" del PNRR (ovvero di Italia Domani)
Italia Domani, il sito del PNRR (scusate la ripetitività) ha due sezioni di interesse per chi vuole informarsi:
  1. Bandi e Avvisi;
  2. Documenti.
Entrambe non sono ordinate in modo che la pubblicazione più recente sia la prima e l’unico modo per seguirle è aprire il sito e guardare a schermo.
Sono due sezioni che a nostro avvisto dovrebbero essere esposte anche in modalità che consentano di costruire avvisi automatici, filtrati per parole chiave, che possano essere inviati su tutti i nostri terminali preferiti. Un modalità classica, standard e vecchia come il web è quella dei feed RSS.
In #datiBeneComune abbiamo bisogno di monitorare il PNRR, e allora abbiamo creato la versione alpha dei feed RSS per seguire le due sezioni:
Se non sai come usare/leggere un feed RSS, online trovi decine di guide.
Nota bene: questo non è un servizio ufficiale. Se il sito di Italia Domani verrà modificato, l'aggiornamento automatico del feed RSS potrebbe non funzionare più.
Recepita in Italia la Direttiva UE sui dati aperti
Il 20 giugno 2019 è entrata in vigore la direttiva (UE) 2019/1024 del Parlamento europeo e del Consiglio sui dati aperti e il riutilizzo delle informazioni del settore pubblico. Questa direttiva ha sostituito la “direttiva PSI” (direttiva 2003/98/CE) che risale al 2003 ed è stata successivamente modificata dalla direttiva 2013/37/UE.
La direttiva sui dati aperti dell'UE del 2019 è stata pubblicata per affrontare gli ostacoli a un ampio riutilizzo dei dati del settore pubblico e delle informazioni finanziate con fondi pubblici in tutta l'Unione, per aggiornare il quadro legislativo ai progressi delle tecnologie digitali e per stimolare ulteriormente l'innovazione digitale.
La direttiva raccomanda che ci si concentri sui seguenti punti, per sfruttare appieno il potenziale dell'informazione del settore pubblico per l'economia e la società europea:
  • l'accesso in tempo reale ai dati dinamici tramite mezzi tecnici adeguati;
  • l'incremento della pubblicazione di dati di alto valore, anche da parte di imprese pubbliche e organizzazioni di ricerca;
  • affrontare l'emergere di nuove forme di accordi esclusivi sui dati;
  • il ricorso a deroghe al principio dell'imputazione del costo marginale dei dati;
  • il rapporto tra la presente direttiva e altri strumenti giuridici correlati.
L'aggiornamento della direttiva sui dati aperti dell'UE è stata recepita in Italia, aggiornando a sua volta il decreto legislativo n. 36 del 24 gennaio 2006, ed è entrata in vigore il 15 dicembre 2021. È possibile leggerne il testo su Normattiva.
Di interesse il riferimento ai “dati dinamici” (documenti  informatici, soggetti ad aggiornamenti frequenti o in tempo reale), ai dati della ricerca (documenti informatici, diversi dalle pubblicazioni scientifiche, raccolti o prodotti nel corso della ricerca scientifica) e la conferma dell'importanza della pubblicazione della serie di dati di elevato valore.
Aggiornata anche la parte sulla Richiesta di riutilizzo di documenti, l’articolo 5 (qui come era prima) e soprattutto l'articolo sui Formati Disponibili (come era prima): in quest'ultimo si fa di nuovo presente che i dati devono essere leggibili meccanicamente (quindi da un PC, non da una persona che sfoglia un PDF a schermo) - “in modo tale da consentire alle applicazioni software di individuarericonoscere ed estrarre facilmente dati specifici” (art. 2 lettera c-bis) - e se pubblicarli in questo modo comporta difficoltà sproporzionate, queste devono essere motivate. Sempre nell’articolo 6, numero 4, si legge:
  • “Le pubbliche amministrazioni, gli organismi di diritto pubblico e le imprese pubbliche producono e rendono disponibili i documenti che rientrano nell'ambito di applicazione del presente decreto legislativo secondo il principio dell'apertura fin dalla progettazione e per impostazione predefinita”;
  • […] le pubbliche amministrazioni e gli organismi di diritto pubblico rendono disponibili i dati dinamici per il riutilizzo immediatamente dopo la raccolta tramite API adeguate e, ove possibile, come download in blocco.
Ci sono altre note di interesse, ma qui vogliamo sottolineare come è previsto che i dati siano (in linea di massima sempre) pubblicati in modalità adeguate a una lettura automatica, che siano descritti e indicizzati nei cataloghi nazionali dei dati, che siano veramente dei dati aperti.
Nei prossimi mesi faremo richieste di pubblicazione dati alla luce di questo aggiornamento normativo, sperando di non constatare che si tratti di norme non efficaci.
JSON-stat una soluzione per la condivisione di dati statistici
Il 📅 21 gennaio 2022 alle ore 12:00, Fabio Castelletti della Camera di Commercio delle Marche e Vincenzo Patruno saranno i protagonisti del nostro terzo webinar a tema dati statistici (qui la playlist dedicata).
Il servizio Open Data Explorer della Camera di Commercio delle Marche, che presenta dati sempre aggiornati sulla demografia delle imprese attive in Italia, si è arricchito oggi con un nuovo strumento, Eurostat Explorer, derivante da un’applicazione originale sviluppata da Xavier Badosa in collaborazione con la stessa Camera Marche. Il tool rende ancora più semplice la navigazione e visualizzazione dei dati Eurostat, grazie a JSON-stat.
Da dieci anni JSON-stat rappresenta lo standard internazionale di riferimento per la disseminazione “agile” di dati statistici, destinati all'elaborazione in tempo reale, all'interno di servizi web.
L'Istat in una prima fase ha sostenuto l'iniziativa JSON-stat. Grazie all'attivazione di apistat.istat.it, è stato infatti possibile mettere a punto questo standard, dando la possibilità di accedere a tutti gli Open Data pubblicati dall'istituto attraverso un sistema di API pubbliche.
Nel webinar andremo a conoscere il funzionamento di Eurostat Explorer e ad approfondire alcune caratteristiche di JSON-stat che lo rendono al momento lo standard più adatto proprio per ottenere e utilizzare dati statistici all'interno di applicazioni Web.
JSON-stat una soluzione per la condivisione di dati statistici
JSON-stat una soluzione per la condivisione di dati statistici
L'Italia il 1 gennaio 2030? Ce la racconta Istat
L'Istat ha pubblicato il 29 novembre 2021 l'aggiornamento delle previsioni demografiche, che fa da anni.
Questo genere di prodotto trova impiego tra i policy-maker sia come strumento di conoscenza per valutare le tendenze dell’invecchiamento della popolazione, sia come fonte per sviluppare ulteriori modelli predittivi. Gli usi possibili delle previsioni sono infatti molteplici e variano dal campo della programmazione sanitaria a quella previdenziale, dallo studio del fabbisogno urbanistico a quello energetico-ambientale, dall’organizzazione delle strutture scolastiche alla rete dei trasporti.
I dati sono scaricabili per tutte le Province, per i Comuni capoluoghi di Provincia e per tutti i Comuni che superano i 30.000 abitanti. Sono dati aperti, che è possibile riprodurre, distribuire, trasmettere e adattare liberamente, anche a scopi commerciali, a condizione che venga citata la fonte (note legali).
Per rimanere aggiornati su queste pubblicazioni, ci sono i feed RSS di Istat. Qui in particolare è stato utile seguire quello della voce “territorio”: https://www.istat.it/it/archivio/territorio?type=rss
Quanto sono aperti i dati della ricerca finanziati dall'Unione Europea?
Athena Research & Innovation Center , PPMI e UNU-MERIT hanno pubblicato lo studio “Monitoring the Open Access Policy (MOAP) of Horizon 2020”. Il programma Horizon 2020 della Commissione Europea (CE) è stato creato per finanziare progetti che contribuiscano alla scienza aperta. Quanto è vicino al raggiungimento dei sui obiettivi? Quanto sono aperti i dati e la ricerca creati dai progetti finanziati?
La valutazione è stata fatta su pubblicazioni (circa 218.000) e dataset (circa 6.000), ed è emerso che:
  • l'83% delle pubblicazioni è conforme alle Open Access Policy;
  • la percentuale di pubblicazioni ad accesso aperto è stata più alta nelle scienze mediche e sanitarie (88%) e nelle scienze naturali (82,8%). Le scienze agrarie e veterinarie, l'ingegneria e la tecnologia, le scienze sociali, le scienze umane e le arti si collocano tutte nella parte inferiore dello spettro;
  • gli studi relativi alle scienze della terra e ambientali, alla medicina clinica, alle scienze chimiche e biologiche, nonché alle nanotecnologie, producono la maggior parte dei set di dati. Al contrario, le scienze animali, l'ingegneria ambientale, le lingue e la letteratura, così come l'ingegneria meccanica, producono il minimo.
Due i punti chiave delle linee guida Horizon 2020, presenti nell'articolo 29:
  1. i beneficiari di un progetto sono tenuti a rendere disponibili in modalità Open Access le pubblicazioni scientifiche sottoposte a peer review realizzate entro massimo 6 mesi dalla data di pubblicazione (12 mesi per le scienze sociali e umanistiche);
  2. lo stesso adempimento è riferito ai dati necessari validare risultati presentati in una pubblicazione scientifica. In particolare, i beneficiari di un progetto H2020 sono tenuti a depositare i dati in un archivio renderli accessibilisfruttabiliriproducibili a chi intende utilizzarli.
La diffusione della conoscenza scientifica, in queste modalità è propedeutica alla costruzione di reti transdisciplinari e internazionali di ricerca, alla promozione della cooperazione tra imprese e comunità scientifica, a migliorare i processi decisionali e le definizioni delle priorità, alla crescita economica e dei posti di lavoro e infine a divulgare la scienza all'interno della società.
Non è poco e dovrebbe essere un riferimento, anche al difuori di Horizon 2020, in tutti quei contesti ad esempio in cui si raccolgono dati sulla nostra salute e sui quali si prendono decisioni con un impatto sulla vita delle persone.
data.europa.eu
How open is EU-funded #research data? This year @EUScienceInnov, @athenaRICinfo, PPMI & @UNUMERIT published a study 'Monitoring Open Access Policy in Horizon 2020'. Find out more about it 👉 https://t.co/LBFUjlxeyh #OpenAcces #HorizonEU https://t.co/IZnRRNwr5R
LEO: la banca dati aperta delle informazioni relative al comparto zootecnico
LEO - Livestock Environment Opendata -  è il progetto per “riunire in un’unica banca dati digitale tutte le informazioni relative al comparto zootecnico, settore produttivo chiave per l’economia italiana, con un grande obiettivo finale: sostenere e migliorare la qualità delle produzioni zootecniche italiane nel rispetto del benessere animale e dell’ambiente”.
L'obiettivo è quello di connettere le informazioni riguardanti il mondo zootecnico, che consenta a tutti gli operatori del settore di accedere in modo efficace alle informazioni contenute, stimolando la creazione di partenariati tra settore pubblico e/o privato, che portino a fare emergere nuove esigenze conoscitive, attraverso la raccolta di dati di campo, da rendere disponibili come open data.
Il progetto sembra ancora (per la parte pubblica) ai suoi primi passi, ma colpisce per la varietà di informazioni disponibili, per la pubblicazione di dati sia come portale open data standard che come Linked Open Data, e per il numero di informazioni in archivio: con più 2 di miliardi di triple, è probabilmente il più grande grafo della conoscenza italiano.
Cinque le categorie di dati raccolti: climatici, di campo, di salute degli animali, di laboratorio e quelli legati alla zootecnia di precisione. Al momento in open quelli di laboratorio.
Un nota importante: purtroppo nel portale open data non è ancora indicata una licenza per i dataset, e finché è così non sono dati aperti. Lo segnaleremo e siamo certi che la cosa verrà risolta presto.
L'occupazione delle donne deve aumentare almeno tre volte più velocemente di quella degli uomini per raggiungere gli obiettivi UE
La Unione Europea ha l'obiettivo entro la fine del decennio di un tasso di occupazione complessivo del 78% e un dimezzamento del divario occupazionale di genere. Non è un obiettivo semplice, perché il divario occupazionale è rimasto sostanzialmente stabile a poco meno di 12 punti percentuali dal 2014.
Il 14 dicembre 2021 Eurofound e l"European Commission Joint Research Centre" hanno pubblicato un report dedicato a questi temi e a questi numeri: European Jobs Monitor 2021: Gender gaps and the employment structure da cui emergono questi punti chiave:
  • due nuovi posti di lavoro su tre nell'UE negli ultimi due decenni sono stati occupati da donne;
  • l'aumento dell'occupazione femminile ha avuto il maggiore impatto sulla parte alta e bassa della distribuzione salariale, portando a lavori a bassa retribuzione, prima dominati dagli uomini, e diventati dominati dalle donne;
  • il ruolo dello Stato come datore di lavoro è stato cruciale per promuovere l'occupazione delle donne;
  • la persistenza delle “differenze” e delle segregazioni (i.e. le donne fanno soprattutto certi tipi di lavori) di genere nel mondo del lavoro è un segnale forte, sono necessari sistemi di istruzione e formazione più dinamici e incentivi per incoraggiare i giovani uomini e donne (15-29 anni) a impegnarsi in occupazioni dominate dall'altro genere.
Questo rapporto basato dei dati è stato pubblicato congiuntamente a un altro denominato “Understanding the gender pay gap: What role do sector and occupation play?”.
Ocean Watch: osservare il mare per prendersene cura
Il World Resources Institute ha lanciato da poco la versione beta di Ocean Watch, un sito web per osservare uno degli “organi vitali” più importanti del pianeta Terra. Gli oceani coprono circa il 70% della superficie terreste e più di 3 miliardi di persone fanno affidamento su questi
La gestione tradizionale degli oceani ha consentito pratiche di pesca non sostenibili, l'inquinamento e i cambiamenti climatici hanno avuto e hanno un grande impatto negativo sugli ecosistemi marini, danneggiando a loro volta miliardi di persone che dipendono dalle loro risorse. L'oceano è lo spazio di sviluppo di diverse attività, tra cui pesca, navigazione e trasporto marittimo, turismo costiero, ecc.. Sebbene tutti questi settori siano interconnessi, sono per lo più gestiti indipendentemente l'uno dall'altro: la condivisione di dati e informazioni è rara e mancano canali di comunicazione chiari.
Sebbene ci sia un'innegabile necessità di dati sull'oceano, il semplice inserimento di dati su una mappa non è sufficiente. Accademici, ONG che rappresentano gruppi locali e responsabili delle politiche oceaniche, hanno partecipato a una valutazione progettata per comprendere quali problemi esistono nella creazione di politiche oceaniche basate sulla scienza e come i dati potrebbero essere forniti in un modo che sarebbe utile per loro.  I partecipanti provenivano da 20 diversi paesi nei cinque continenti e sono emersi questi interessantissimi punti chiave:
  1. “Ho bisogno di capire l’impatto delle pratiche di gestione del territorio sulla salute degli oceani”
  2. “Le comunità indigene e locali devono essere coinvolte nel processo decisionale
  3. “I dati sono conservati in troppi sistemi diversi e non possono essere analizzati collettivamente”
  4. “I manager non hanno bisogno di dati, hanno bisogno di informazioni
  5. “Non riesco a capire cosa ho da perdere
Cinque punti semplici, da leggere e rileggere, che è possibile applicare in tantissimi contesti dove con i dati ci si ferma o all'obbligo di pubblicità/pubblicazione o ai dati su una mappa.
Ocean Watch è una parte del progetto Resource Watch, una piattaforma geospaziale sulla salute del pianeta, che espone dashboard per la visualizzazione di dati, un catalogo di dati e accesso a questi via API.
Non solo pandemia, PNRR, interruzione volontaria di gravidanza, referendum… qualcosa sta cambiando
Le nostre Donata Columbro e Andrea Borruso qualche volta si incontrano live su Instagram (a uno di questi incontri si deve la scintilla che ha fatto fare i primi passi alla locomotiva di #datiBeneComune). L’hanno rifatto da pochissimo, invitando Riccardo Saporiti, e hanno fatto una chiacchierata su dati, pandemia, PNRR, interruzione volontaria di gravidanza, ecc.
I tre, pensano che qualcosa sia cambiato, che dati aperti, descritti, leggibili, aggiornati e machine readable non siano più soltanto una cosa di nicchia, ma che sia sentito di più come un elemento essenziale del quotidiano; per chi fa ricerca, business, giornalismo, per chi vuole informarsi, capire e scegliere. Ovviamente la strada è ancora lunga, ma il 2021 è stato un anno in cui si può dire che qualcosa sia cambiato.
Non solo pandemia, PNRR, interruzione volontaria di gravidanza, referendum… qualcosa sta cambiando
Non solo pandemia, PNRR, interruzione volontaria di gravidanza, referendum… qualcosa sta cambiando
Regione Puglia: Open Data day 2021
La regione Puglia ha organizzato il 16 dicembre 2021 una giornata dedicata ai dati aperti. Questi i lavori della sessione pomeridiana, in cui ci sono anche i nostri Vincenzo Patruno e Andrea Borruso:
  • 00:00:00 | Morena Ragone, introduzione
  • 00:01:13 | Giorgia Lodi, “Sviluppo di ontologie per Open Data”
  • 00:32:18 | Francesco Paolicelli, “Come garantire l'interoperabilità dei metadati verso il portale DatiGovIt”
  • 01:04:08 | Andrea Borruso, “Qualità e pulizia dei dati”
  • 01:41:31 | Vincenzo Patruno, “Applicazioni e strumenti per la visualizzazione dei dati”
  • 02:13:25 | Morena Ragone, “Novità normative e licenze per il riutilizzo dei dati”
  • 02:31:21 | Francesco Saracino, “Il portale Open Data della Regione Puglia”
Qui la registrazione dei lavori della mattina.
Regione Puglia: Open Data day 2021
Regione Puglia: Open Data day 2021
Data Is Plural: la newsletter che se non conoscete, dovete seguire
Questa è una segnalazione per i pochissimi che non la conoscono già: Data Is Plural è una newsletter settimanale, in cui in ogni numero l'autore segnala dati utili e/o “curiosi”. Questo ad esempio l'ultimo numero e così come c'è il porno food, questa newsletter è spessissimo porno data, perché contiene link a risorse spesso sconosciute, su tantissimi temi, link a dati che stimolano la corsa dei cricetini presenti nelle nostre scatole craniche.
L'autore è il mitico Jeremy Singer-Vine, che è (tra le tante cose) il data editor di BuzzFeed News. Per noi è un piccolo privilegio essere in contatto con lui ed è stato un piacere ricevere la sua proposta di creare la versione italiana del cheat sheet di VisiData.
Cura questa newsletter dal 2015 e l'archivio è disponibile in HTML e come foglio elettronico. È preziosissimo perché delle volte vuoi cercare un dato su un tema in particolare, magari pure “strano”, per creare didattica, per un test di analisi dati, per fare debug su un tool, ecc. e Data Is Plural alle volte è la soluzione.
Mappare il rischio infettivo con gli open data: RISVO - un progetto pilota triregionale
Il 13 dicembre 2021 la nostra Paola Masuzzo ha curato una diretta live con il gruppo di lavoro RISVO (https://risvo.github.io), un progetto di ricerca e condivisione che si pone l'obiettivo di aprire i dati sul rischio infettivo.
Quale è la situazione attuale di questi dati? Cosa può significare per le professioni nel settore sanitario rendere aperti e accessibili questi dati? Quali le conseguenze per la ricerca e la produzione scientifica?
Mappare il rischio infettivo con gli open data: RISVO - un progetto pilota triregionale
Mappare il rischio infettivo con gli open data: RISVO - un progetto pilota triregionale
I dati COVID-19 comunali? Open Data Sicilia, li va a prendere in "miniera"
Molte/i di noi fanno parte della comunità Open Data Sicilia e questo lo scriviamo subito. La seconda cosa che scriviamo è Brave/i!!
Brave/i perché hanno reso accessibili, aperti, descritti e machine-readable, alcuni dati comunali COVID-19. Questo taglio geografico non è presente tra i dati pubblicati ufficialmente a livello nazionale. A livello regionale invece, la Regione Siciliana pubblica dei bollettini settimanali in PDF, quindi purtroppo non dati, ma pagine da leggere a schermo.
Questi report PDF di maggiore dettaglio non esistono da sempre. Da quando sono usciti hanno provocato subito due reazioni:
  • le richieste di Open Data Sicilia alla Regione Siciliana di pubblicare oltre ai PDF, anche i dati. A queste richieste, ad oggi nessuna risposta;
  • creare procedure, strumenti e interfacce per trasformare quei PDF in qualcosa di utile.
Questo ultimo punto ha scatenato la creatività e la voglia di fare di diverse persone, e da oggi sono stari resi disponibili:
Il racconto di tutto questo lo trovate qui. Un doveroso grazie a Gabriele Scalici.
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