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Il tramonto di una civiltá

Il diario di un contrarian
Il tramonto di una civiltá
By Luca Fedele • Issue #4 • View online
“Wrong path”. Modern Monetary Theory e affirmative action portano l’America sulla strada del declino

Galli Della Loggia nel suo libro “Il tramonto di una nazione” descrive bene i problemi secolari dell’Italia e le cause di un tendenziale declino.
Quando analizzo gli eventi e le politiche in America , l’ultimo caposaldo della civilitá occidentale, non vedo gli stessi elementi negativi ben descritti dallo storico italiano che sono caratteristici della societá italiana.
In America si vedono segni di decadenza diversi, i quali sono iniziati da decenni, intorno agli anni 60, e che piano piano stanno creando delle zavorre poco visibili che pesano sulla societá americana e sulla produttivitá economica del paese.
 Dal mio punto di vista l’ Europa non rappresenta piú una potenza degna di nota. Le politiche economiche e sociali hanno trasformato il continente in un animale strano. Non conta niente dal punto di vista geopolitico e militare. Dal punto di vista economico , é un territorio molto protezionista e purtroppo in balia della Cina (esportazioni tedesche ed anche italiane) , della Russia (energia) e della Turchia (immigrazione).
Il Sud America, anche se ancora conservatore e fortemente cristiano, purtroppo vive di cicli politici , di “Odi et Amo”con i partiti comunisti.
Ed ecco spuntare Castillo , amico di vari militanti di Sendero Luminoso , come presidente del Perú , Lula , dopo anni in carcere , principale candidato alle elezioni del 2022 in Brasile e Boric in Cile che anche se sceso molto nei sondaggi metterá paura nella Svizzera sudamericana fino a fine dicembre quando ci sará il secondo turno delle elezioni presidenziali.
Ma non voglio addentrarmi troppo nella politica.
Ritornando all’America, mi ha sorpreso un articolo dell’investitore americano tra i piú riconosciuti al mondo, Ray Dalio, in cui attacca le ultime politiche americane dichiarando che gli Stati Uniti sono sul cammino sbagliato, “wrong path”.
Sorpreso perché Dalio riconosce da tempo i problemi di ineguaglianza della societá americana e per un tempo ha sostenuto politiche keynesiane.
Ma sembra proprio che la nuova scuola di pensiero americana, il MMT, Modern Monetary Theory (che di modern ha ben poco, soluzioni di questo tipo sono state prodotte in passato) non gli vada a genio.
Non sono spesso d’accordo con Dalio ma su questo punto non posso dargli torto.
Il problema che ho sempre sostenuto é la mancanza di produttivitá futura. Meno produttivitá futura significa crescita e ricchezza inferiori.
Come ben dice Dalio, la ricchezza non é rappresentata dai soldi sul conto corrente.
Questi possono essere molti ma se possono comprare sempre meno allora la ricchezza é solo fittizia.
Prendiamo per esempio il caso molto estremo del Venezuela.
A marzo di quest’anno hanno emesso biglietti da 200 , 500 mila e un milione di Bolivares!
Ovviamente il Venezuela é un caso a parte peró il concetto base é che non si possono regalare soldi alle persone. Ma questo é proprio quello che la corrente di sinistra dei Democratici americani vuole ottenere.
Vuole immettere miliardi nel sistema dando servizi e soldi alle persone senza richiedere niente in cambio.
Attualmente i democratici progressisti e moderati si trovano in una lotta interna nella quale i primi cercano di convincere i secondi a spendere 2000 miliardi in Salute e “cambio climatico” , oltre ai 1000 miliardi in infrastruttura (quest’ultimo progetto giá approvato in parte dai repubblicani).
La legge che é giá passata in camera aspetta l’approvazione finale in senato.
Ma siamo ben lontani dalle politiche di Roosvelt per uscire dalla grande depressione. FDR inizió politiche statali che erano destinate a creare lavoro, mentre le politiche attuali non creano lavoro, bensí creano benefici momentanei senza creare una struttura economica che nel futuro sia capace di mantenere gli aiuti creati senza ricorrere al debito eccessivo.
Inoltre questi regali dal governo renderanno il paese sempre piú prigionero delle sue politiche e molti dei benefici introdotti diverranno intoccabili nel futuro aggravando il deficit americano e il suo debito (rileggere il mio primo articolo, La Tirannia dello Status Quo).
Non sono solo le grandi spese sostenuti filosoficamente dalla MMT che mettono in pericolo il sistema americano ma anche le politiche sociali che da anni stanno lentamente erodendo il modello meritrocratico sul quale si basa il paese.
Una di queste politiche ormai in voga da decenni é la cosidetta “Discriminazione positiva”, affirmative action e sono coinvolti istituzioni pubbliche e private.
L’affirmative action prevede che per aumentare la condizione di diversitá in universitá e sui posti di lavoro, molte posizioni vengano ottenute solo sulla base dell’etnia o del sesso anche se i risultati dei test d’ingresso o dei colloqui dimostrano il contrario.
Ma cosa succederá quando fra decenni la produttivitá americana sará molto inferiore all’attuale e perderá di competitivitá con altri paesi come ad esempio Cina, Corea, India, Vietnam?
Le civiltá non spariscono dopo pochi anni. Ci vogliono secoli per far sorgere civiltá ed altrettanti secoli per farle tramontare.
Basti guardare l’impero romano. In piena decadenza ha avuto sprazzi di crescita economica forte e allargamento dei confini (che oggiogiorno possono corrispondere a vittorie commerciali e tecnologiche).
Il processo del declino é lungo e consiste anche in momenti in cui di Il pericolo piú grande per ogni civiltá o societá é a mio parere la ricchezza.
Una societá che si sente ricca ed agiata perde la volontá del sacrificio. E senza sacrificio non esistono produttivitá e ricchezza future.
Questa teoria era stata sviluppata anche da Toqueville che aveva evidenziato come l’individualismo e la preoccupazione per i problemi materiali rischia di corrompere il carattere aspirazionale dell’essere umano.
Avrei voluto finire l’articolo su una nota positiva ma temo che, al pari di Galli Della Loggia, credo che il declino sia inevitabile anche se sará molto lento.
Ció non significa che io non sia positivo sull’economia globale e sugli sviluppi futuri che potrá darci la tecnologia peró credo che l’importanza della civiltá occidentale andrá diminuendo sempre di piú e che le civiltá asiatiche, soprattutto quella indiana e cinese, saranno il punto di riferimento per le generazioni future.
  
 
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Luca Fedele

Mercati finanziari, macroeconomia e storia

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