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Giulia Blasi | Servizio a domicilio - Il lungo ritorno verso Raffaella Carrà

Giulia Blasi
Giulia Blasi
Questa settimana: imparare ad amare Raffa, ancora sui paurosi dei vaccini, Renzi e il DDL Zan spiegati alla brutta, e due libri.

Pronto, Raffaella?
È stato facile amarla, Raffaella Carrà, una volta emersi dalle nebbie adolescenziali degli anni ‘80, in cui lei - il simbolo di tutto quello che piaceva ai nostri genitori - rappresentava per noi l'intrattenimento per famiglie, quello da cui rifuggevamo per correre verso il pop fluorescente di quegli anni, i bassi sexy dei Duran Duran e le nostre ingovernabili, incomprensibili ormonelle. Ci abbiamo messo anni per capirla, e per me la strada del ritorno è stata lunga: negli anni '80 Raffaella Carrà, che era stata avanguardia, rappresentava la conservazione, la televisione vecchia. A Sanremo 1988, i Figli di Bubba (supergruppo durato giusto il tempo di quel festival) portarono una canzone che diceva letteralmente “Laggiù, senza il 740, Celentano non canta, la Carrà non c'è più”. Nel 1989 si erano già sciolti, lei invece continuava a sorridere e ad amarci dal quadrato di luce del tubo catodico. Ho dovuto vederla oltre quel momento, oltre il barattolo di fagioli, la parodia di Gianfranco D'Angelo a Drive In (programma in cui gli uomini facevano tutto, incluse le donne), l'immagine rassicurante di signora per bene, per fare tutto il giro e amarla fortissimo. Per capire che quella che abbiamo conosciuto noi era solo una delle tante versioni di Raffaella, ma ce n'erano altre, prima, che avevano fatto e disfatto la storia del costume, della cultura, della società italiana. E ce ne sono state altre, dopo. E quando dicevo che l'avrei vista benissimo al Quirinale, mica scherzavo, o comunque non del tutto. Sarebbe stata una presidente meravigliosa.
Adotta un pauroso dei vaccini
Dei giorni passati a casa dei miei genitori - pochi, pochissimi - mi porto via, come sempre, l'amore dissennato dei miei nipoti, che mi inseguono per casa ogni minuto, vogliono che stia con loro mentre si fanno il bagno nella vasca al piano di sopra e mi lavano il braccio con la spugnetta, oltre ovviamente a innaffiarmi di schizzi. La vasca era in disuso da decenni, adesso è la loro piscina, starebbero sempre lì dentro, Davide che si allunga portando via tutto lo spazio perché a quattro anni è alto come un bambino di sei ma vuole ancora essere preso in braccio avvolto nell'asciugamano, a distanza di giorni ero ancora tutta un dolore muscolare, ma ne vale sempre la pena. Forse la soddisfazione più grossa è aver fatto scaricare il pass vaccinale a mio padre dall'app Immuni, il tutto davanti a parenti non troppo convinti dall'idea di vaccinarsi.
Questa cosa del'esitazione vaccinale diventerà presto un problema. Non sono i gli antivax, che sono una quota minima della popolazione, a bloccare tutto: sono quelli che hanno paura, non quelli che erano ostili da prima, a scappare dal vaccino. Sono quelli che pensano di poterne fare a meno, di poter rimandare, tanto loro non viaggiano, tanto si sono vaccinati gli altri, tanto hanno già avuto il Covid o l'hanno avuto altri membri della famiglia (e intanto mio nipote di tredici anni ancora non sente gli odori, da gennaio: come si fa a dire che è sicuro per i ragazzini?)
Non se ne può fare a meno. È tutto qua, non si può. Se ci si vaccina, si è al sicuro dalla malattia grave al 100% e si riduce in maniera significativa il rischio di contagiare gli altri. Non se ne può fare a meno, inutile girarci intorno, bisogna vaccinarsi e basta, accettare il rischio per evitarne uno più grosso. Lo so che l'ho già detto. Bisogna vaccinarsi. Fine. Ma non saremo noi a convincere chi ha paura, devono essere i medici di base, devono essere le persone di scienza di cui si ha fiducia. Gli spot con i VIP che fanno il segnetto con le dita sulle spalle non servono a niente e arrivano troppo tardi.
Italia Viva vs il DDL Zan
Avrai forse seguito la faccenda di Italia Viva che per far passare il DDL Zan chiede “mediazioni” su un testo che ha approvato così come stava alla Camera. Insistono che al Senato non ci sono i numeri, ma non è vero, o meglio: quelli che mancano sono proprio i loro. Il PD (che ha promosso la legge e ha già mediato per ammorbidirla in fase di discussione alla Camera) vorrebbe votarla come sta, idem i Cinque Stelle. Resta fuori - al netto di Salvini - proprio il partito di Renzi, specializzato nel creare crisi per poi fingere di risolverle, e nello specifico Gran Mogol della magnanima elargizione di diritti alle minoranze oppresse.
Il fatto è questo: le modifiche richieste da IV coincidono perfettamente con quelle fatte dal Vaticano (nella parte in cui si chiede di concedere più discrezionalità alle scuole, di fatto esentando quelle cattoliche dal parlare di rispetto) e con le manovre fatte dalle femministe TERF (ne abbiamo già parlato, come riferimento vale questo pezzo di Chiara Zanini) per eliminare la frase “identità di genere” dalla legge e inserire la specifica “fondati sull'omofobia o sulla transfobia. Le TERF sono state la branca del femminismo da cui Renzi è andato a bussare quando voleva accreditarsi come “femminista” dopo la creazione di Italia Viva. In pratica sono le sue ideologhe. Ora: la modifica proposta al testo di legge sarebbe un boomerang pazzesco per le donne, anche ammesso e non concesso che passasse, perché eliminerebbe la misoginia come crimine d'odio, nonostante gli attacchi misogini siano tuttora la maggioranza dei discorsi d'odio presenti in rete (qui la mappa di Vox Osservatorio Italiano Diritti). Per “identità di genere” si intende ovviamente sia quella femminile che quella trans e non-binary, ma pur di non stare sullo stesso piano di persone trans ed enby le TERF sono disposte a sacrificare tutte le donne e le ragazze colpite da attacchi misogini. Sì, è surreale, ma col fanatismo non si discute, purtroppo: e la posizione delle femministe trans-escludenti è puro fanatismo, attaccamento a una versione della realtà che non esiste più.
Letteralmente così.
Letteralmente così.
Perché Renzi sta facendo questo? Come dicevo: per creare una crisi e fingere di risolverla, e posizionarsi di nuovo come quello che riconoscerebbe anche più diritti, ma il mondo è cattivo e lui fa quello che può. Di fatto, questa manovra gli consente di fare la voce grossa in maggioranza, mostrarsi più forte di quello che è e fare un po’ di ammuina prima dell'inizio del semestre bianco e in previsione dell'elezione del Presidente della Repubblica. Tutto sulla pelle della comunità LGBTQ e di donne che non sono le sue amiche borghesi, potenti e ben piazzate. Come ha detto Simone Alliva su Twitter: il ricco il diritto se lo compra. È il povero ad aver bisogno della tutela della legge.
(Vale come spiegazza della settimana? Facciamo come se.)
Cosa sto leggendo
Ho finito Klara and the Sun, e devo dire che da Ishiguro non mi aspettavo sorprese: invece è riuscito a sorprendermi senza essere meno che Ishiguro. Mi è piaciuto talmente tanto che l'ho suggerito a una mia studentessa dello IED che fa il progetto di shooting sugli androidi. Sarebbe bello vederlo al cinema, sembra nato per essere filmato. Metto il link all'edizione italiana, uscita per Einaudi, acquistabile dove vuoi ma qui ti indirizzo su Bookdealer, che ti fa comprare il libro da un libraio di zona. No, non mi pagano, semplicemente preferisco sostenere le librerie.
Ho deciso di rimanere nel groove della distopia ma di cambiare atmosfera leggendo Nati nuovi di Domitilla Pirro, che non ero riuscita a iniziare prima che facessimo l'incontro insieme a Figline Valdarno. Stefano Benni, Niccolò Ammaniti e Naomi Alderman frullati e ingigantiti e terrificanti e divertenti allo stesso tempo, splatter e comico, tenero e struggente e devastante e scritto in maniera impeccabile. Si vede che Domitilla i ragazzini li frequenta abitualmente (dato che dirige Fronte del Borgo, la scuola di scrittura per under-18 di Scuola Holden), perché li racconta in maniera perfetta.
Bevi molta acqua e non uscire nelle ore più calde. Ci risentiamo la settimana prossima.
Giulia
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Giulia Blasi
Giulia Blasi @Giulia_B

Scrivo cose, vedo gente.

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