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AUN - #1: Il giornalismo d’impresa

AUN - #1: Il giornalismo d’impresa
di Algoritmo Umano • Newsletter #2 • Visualizza online
Giornalismo e aziende. Sembra una forzatura e invece è una possibilità. Il problema è stabilire il modo di integrare una professionalità richiesta nelle reali necessità di un’impresa. Anzi, di più: forse c’è bisogno di rivedere la posizione dei comunicatori rispetto al business

La scrivania di un comunicatore (Pixabay)
La scrivania di un comunicatore (Pixabay)
Figli di un Dio minore
La verità è questa. Siamo in mezzo a un cambiamento epocale. Negli ultimi anni ha comandato la pubblicità, poi lo scettro del comando delle scelte commerciali è passato al marketing. Poi al social media marketing. Chi fa comunicazione si è spostato in posizione inferiore rispetto ai dettami di chi, in un’organizzazione aziendale, punta realizzo degli obiettivi finanziari.
Il cambiamento epocale è questo. Da quando l’industrie della pubblicità e dei media sono state messe in crisi da quella dei social, sono stati questi ultimi a comandare il discorso. I comunicatori e i giornalisti sono diventati figli di un Dio minore. Poi i produttori di smartphone si sono rivoltati ed è cambiato di nuovo il teatro della contesa.
Apple e Android, la rivoluzione della privacy
Prima Apple ha messo nel suo App Store l’obbligo di far capire chiaramente all’utente i dati che ogni app prende dal telefono di ognuno di noi per crearne vantaggio. Poi il sistema operativo 14.5 ha implementato una richiesta esplicita di tracciamento per ogni applicativo. In fine ha creato un centro notifiche che fa gestire a ogni possessore di iPhone quando, come, a che ora e da chi vuole essere disturbato.
A ruota è andata Google. Guarda cosa c’è nel mio nuovo sistema operativo (Android 12) del Samsung S21 che uso tutti i giorni. Si chiama “Privacy” ed è un’area nella quale posso decidere quali app si prendono i miei dati e quali no.
La schermata del mio S21
La schermata del mio S21
Sai cosa vuol dire? Semplice: i social media sono morti come macchina pubblicitaria da guerra, come territorio costante del guerrilla marketing.
I giornalisti ringraziano
Questo è un segnale grande così che i giornalisti e i comunicatori possano riprendere il centro della scena. Già, perché se i social media sono fuorigioco, per stare sui social ci vogliono i contenuti. Veri, seri, tosti, di valore, utili. Anzi, più in particolare modo ci vuole il giornalismo d’impresa o il brand journalism.
Prima il confine
Sono stanchino di sentir dire che i giornalisti non possono fare pubblicità: ma diamine, è vero. Rincaro. Per me non la devono fare nemmeno i comunicatori. Sarebbero dei traditori. Così come nessuna di queste due categorie (mamma mia, perché non facciamo che siamo tutti produttori di contenuti per l’informazione) dovrebbe fare direttamente marketing. Io il confine lo vedo.
Chi produce contenuti per informare un pubblico, dovrebbe farlo con chiarezza, rispetto della “verità sostanziale dei fatti”, professionalità ed etica. Fatto questo, bisognerebbe coadiuvare queste caratteristiche con il fatto di non discutere poi sul mezzo che porta questo messaggio creato dal producer di contenuti al destinatario. E’ tanto difficile da fare?
Il brand journalism non è una forzatura
Fatto questo si potrebbero aprire delle opportunità. Le aziende potrebbero essere finalmente sincere. In modo definitivo. I giornalisti troverebbero spazio, clienti, opportunità. I comunicatori un supporto per poter parlare con chi influenza la vita di un business, i social media troverebbero i contenuti che meritano e diventerebbero veramente piattaforme di interazione. Non di menzogne.
Lo scambio di valore diventerebbe prassi, la polarizzazione e la faziosità dei social un ricordo. La pubblicità sui social e le sue dinamiche voraci un passato su cui non tornare più.
Algoritmo Umano e il brand journalism
Da qualche giorno ho finito il lavoro per allestire un nuovo corso di mobile brand journalism proprio per aprirti questa prateria davanti. Lo trovi qui.
Corso-laboratorio: brand journalism con lo smartphone - Algoritmo Umano 3.0
Per parlarne, se vuoi approfondire l’argomento, ci troviamo il 18 dicembre 2021 alle 10. Prima potrai studiarti la materia in autonomia con un percorso didattico multimediale studiato da Marialetizia Mele e da me.
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Per un amico in più
Sperando di vederti il 18 chiudo con un’amica dalla quale trarre ispirazione proprio in questo ambito e ti consiglio il suo libro “Comunicare Human to Human” (editore Dario Flaccovio). Si tratta di Santina Giannone. Puoi trovare la straordinaria sapienza di questa comunicatrice e giornalista sul blog della sua agenzia, Reputation Lab.
Blog - Reputation Lab
Se ti iscrivi alla sua newsletter ti fai un favore. E se pensi che finalmente un’azienda possa mandare messaggi con criteri giornalistici per essere corretta e finalmente veritiera, beh, fai un favore al tuo business o ai tuoi clienti.
Alla prossima.
Francesco Facchini
Ps. Se vuoi fare con me qualche altra chiacchiera su un tema sfizioso ascolta qui sotto.
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