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#4: il covid non ci ha insegnato un caz..

#4: il covid non ci ha insegnato un caz..
di Algoritmo Umano • Newsletter #5 • Visualizza online
O forse peggio. Mi fa incazzare parecchio la cosa. Di cosa parlo? Parlo del fatto che questi giorni di vacanze a ostacoli, con i contagi impazziti, mi hanno mostrato ancora di più l'evidenza dei fatti. Stiamo cercando di ritornare alla vita di prima che NON ESISTE PIU’ e lo facciamo usando la tecnologia per complicarci la vita. Invece di facilitarla.

La vita normale non esiste
La normalità. Che concetto di merda. Il ritorno alla normalità. Altro concetto del… razzo. Uso le parolacce perché non ho altro vocabolario per esprimere quello che provo. Vivere è diventato un salto a ostacoli. Essere genitori una maledizione. Lavoriamo e passiamo i nostri giorni tra un'autocertificazione e un tampone, tra un green pass e un supermegagigagreenpass.
Se facciamo un viaggio dobbiamo saltabeccare tra un esame e una app, tra un bollettino di guerra e una procedura d'imbarco che ci vuole uno scienziato della Nasa per capirla. Per dare un colpo alla botte e un colpo al cerchio dobbiamo adeguarci a cambiare mascherine a seconda del luogo (tanto poi non le mettiamo).
Parlare con il medico di base è una chimera, avere una malattia che non sia il covid una condanna a morte. Lavorare è un percorso di guerra perché le aziende ci rivogliono tutti in ufficio. Alle email non si risponde, ai whatsapp si impreca, su Facebook si continua come se niente fosse, su Linkedin si fa come su Facebook. I lavori finiscono, i clienti si inceppano. Se sei uno studente, poi, stai in quarantena ogni due per tre, ma l'ATS non ti traccia e non ti raggiunge.
Un casino totale. Tutto per cercare di far fare agli uomini e alle donne quello che facevano due, tre, cinque anni fa. Eppure basterebbe pensare solo una cosa: la vita normale non esiste più. E ribaltare il tavolo.
Pensare alle infrastrutture
Scelte? Poche. Radicali. Esiste qualcuno in Italia che pensa all'infrastruttura del web? Esiste qualcuno che pensa a far diventare lo smart working legge e opportunità? Esistono imprenditori che sono stati in grado di rivoluzionare i processi di lavoro delle loro aziende mettendo la tecnologia al servizio della semplificazione, della qualità del lavoro e della vita delle persone?
Mi piacerebbe saperlo.
Questione di infrastrutture, prima di tutto. Internet in Italia funziona male e a macchie. La connessione cellulare, con il 5 G in testa, è un bluff. Basta vedere una partita su Dazn per capirlo. L'Upload, poi, cioè quello che servirebbe a noi tapini per lavorare meglio, è una barzelletta. La digitalizzazione delle imprese, dei lavoratori e delle famiglie è penosa. Lo posso toccare con mano. Due imprese su tre che frequento non hanno cultura digitale, due persone su tre che conosco non sanno come stanno cambiando i social, due bambini su tre della classe di mio figlio non hanno gli strumenti per collegarsi da remoto se incontrano un positivo e finiscono in quarantena. Due scuole su tre non sono attrezzate per fare didattica a distanza con questi bambini.
Poche scelte, semplici
I no vax? Liberi di stare a casa. Il green pass? Valido a seconda del numero di vaccinazioni. Le persone? Formate per cambiare cultura ed entrare nell'era digitale. Con la mobile tech tutta intorno e l'uomo al centro. Internet stabile e veloce, smart working come ristrutturazione del lavoro, diritto all'accesso al web, sgravi sulle licenze di software o app per la connessione e il lavoro, città “da 15 minuti”, semplificazione dei tracciamenti (tanto il tuo telefono ti traccia ogni giorno), rivisitazione dei contratti collettivi con smart working annesso, sgravi nell'acquisto degli abbonamenti web e degli strumenti (device mobili).
La tecnologia deve aiutarci a semplificare i processi e a entrare in una vita nuova.
La vita nuova
Di che vita parlo? Di una vita nella quale il centro è la casa, ma la casa non è un bunker o una prigione. E’ il luogo da cui pulsa il segnale della nostra piena realizzazione. Una vita nella quale i social media non sono sfogatoi della melma, ma luoghi di incontro e di connessione. Di scambio di conoscenza, informazioni e valore. Una vita nella quale il lavoro non è a ore, ma è a risultati. Una vita nella quale la cultura digitale crea educazione digitale e le relazioni virtuali hanno le stesse leggi e gli stessi modi di quelle fisiche. Una vita nella quale la connessione sia collaborazione, non divisione.
Una vita nella quale i media non ci facciano vivere nella nostra bolla di auto referenzialità, ma ci spieghino cosa succede e cosa c'è dietro quello che succede. E ci aiutino a fare meglio quello che desideriamo fare ricreando il senso di comunità che avevamo nei quartieri o nelle strade, nelle case o nelle piazze, anche nei luoghi digitali che frequentiamo.
La vita normale non esiste più, ma abbiamo una grande possibilità di vivere un nuovo umanesimo tecnologico con l'uomo al centro e la tecnologia attorno. Ogni giorno che passiamo a usare le macchine che ci circondano per cercare di rivivere gli stessi giorni di tre anni fa è un giorno perso.
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