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#15: la lingua comune dei social network

#15: la lingua comune dei social network
di Algoritmo Umano • Newsletter #19 • Visualizza online
Ogni social è diverso dall'altro. Per molto tempo ho pensato che questa frase fosse vera. Ora non ne sono sicuro e ti spiego perché.

Foto di Pixabay
Foto di Pixabay
Ogni social ha un suo pubblico
I social si assomigliano, ma non sono uguali. Questa cosa l'ho sempre pensata e continuo a pensarla, anche se le reazioni si assomigliano, i commenti si fanno nello stesso modo, i post sembrano simili, i video anche. Non sono uguali, tuttavia. Il motivo è semplice: non hanno lo stesso pubblico. Su Facebook ci sono i vecchi, su Titktok i ragazzini, su YouTube tutti, su Instagram i giovani, su LinkedIn quelli che parlano di lavoro o lo cercano. Di conseguenza ho sempre orientato il mio lavoro pensando a creare contenuti che parlassero ai diversi fruitori, alle diverse comunità che li guardano.
Però c'è qualcosa di strano
I social network stanno vivendo un'epoca di evoluzione velocissima che sta modificando il sistema di connessione tra le persone. C'è una cosa, però, che mi salta agli occhi più di altre e che mi è venuta così, all'impronta, durante una lezione erogata per uno dei miei corsi con le agenzie di riqualificazione professionale. C'è un linguaggio dei social che li accomuna tutti e sai qual è?
Quello dei video brevi.
E’ incredibile. Ha iniziato Tiktok, basata su questi video di pochi secondi (inizialmente), arrivati fino a 3 minuti. Poi Instagram e i suoi Reel, creati per arginare lo strapotere della app di Bytedance, poi Facebook ha immesso i Reel di Instagram del suo flusso e YouTube ha creato gli short.
Se li guardi bene sono molto, molto simili. Anzi, sono uguali. Stessi elementi grafici, stesse musiche, stessi template (cioè tipi di video già costruiti e pronti da replicare), stesso montaggio rapidissimo.
Bisogna capirci di più
Te lo dichiaro, io quei video non li so fare benissimo. Sto imparando. Devo capirli, devo provarli, devo interpretarli, sezionarli, comprenderli e metterli a servizio non dei balletti, ma del contenuto. Già perché l'assunto di base, per me, è creare contenuti che entrino dentro queste piattaforme e parlino questi linguaggi, ma diano indicazioni di valore, trasferimento di valore, informazioni di valore.
Come fare?
Bisogna capirci di più, ma sono già convinto di una cosa. Questo è un linguaggio trasversale dei social network che bisogna evidenziare, capire, estrarre dai ragionamenti che si fanno quando si creano contenuti per una social media strategy.
Chi ne ha bisogno
Questo linguaggio è il linguaggio dei giovani, ma va usato con l'alfabeto giusto. Cioè: non dobbiamo fare video brevi con la prosopopea di metterci linguaggi vecchi dentro. Dobbiamo giocare con le regole di questi video, non con le nostre. Come si farà a coniugare quelle regole con cose di valore da dire? Beh parliamone insieme perché io la ricetta non ce l'ho. Almeno per ora.
Chi ne ha bisogno? Aziende che hanno clienti giovani, scuole di ogni grado, istituzioni che lavorano su un pubblico under 40, enti del territorio, enti di promozione delle eccellenze alimentari, tutte le realtà del campo della ristorazione e dell'accoglienza.
One more thing
C'è un segnale che aggiusta tutto. E’ quello delle storie di Google create per i siti, storie che io ho implementato sia sul mio sito personale sia per il sito di Algoritmo Umano. Questo plugin di Google è in giro da un po’, ma mi è capitato tra le mani da poco. Vedere che i miei video brevi possono essere visti anche sui miei siti mi fa pensare proprio che ci sia questo linguaggio unificante e trasversale che va da Facebook a YouTube, da Tiktok a Instagram, fino ai siti. Un linguaggio da conquistare. Guarda un po’ di miei video brevi e fammi sapere che ne pensi di questo nuovo linguaggio. Da usare o no?
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