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#11: la guerra che parte dal tuo smartphone

#11: la guerra che parte dal tuo smartphone
di Algoritmo Umano • Newsletter #15 • Visualizza online
Per giorni il conflitto in Ucraina, mi ha zittito. Ora una cosa la voglio dire.

Foto di Pexels
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Il dovere di parlare
In questi giorni i fatti del conflitto che stiamo vivendo in Ucraina mi hanno praticamente ridotto al silenzio. Per tante ore le immagini che ho visto, mi hanno tolto le parole dai polpastrelli. Non sapevo dire, esattamente, quello che pensavo. Più in particolare mi è sembrato poco utile e poco giusto sparare la mia nel mucchio. Tuttavia c’è una cosa, in questo mare di video fatti col telefonino, di immagini che non sai se sono vere, di colloqui falliti, di verità contrapposte e di bambini uccisi, che mi sembra il caso di mettere sotto la lente. 
Vuoi essere complice?
Il conflitto in Ucraina è una guerra che mi riguarda. Una guerra che ti riguarda. Come tutte le altre guerre. Io e te avremmo dovuto capirlo dalla pandemia il perché: siamo connessi. Tutti. Tutti i 4,95 miliardi di uomini connessi al web sono un solo popolo e una sola nazione. Per questo motivo se si spara a Kiev, si spara in casa tua. Per questo motivo se si finisce in prigione a Mosca perché si osa dire la verità, si finisce in prigione in casa tua. Se ti volti dall’altra parte, sei complice. 
Faccio scroll sul mio telefonino ogni tre-quattro ore per vedere le news sull’Ucraina. Ogni volta è peggio, magari per un particolare, per una vicenda piccola, ma è così. Quello che mi rende più impaurito è che sappiamo subito tutti da che parte stare. Dalla parte dell’Ucraina. 
Un errore gravissimo.
Si hai letto bene: un errore gravissimo. E’ vero che l’aggressione subita dagli ucraini è una tragedia indicibile, ma in questo conflitto c’è un altro popolo in guerra. E’ il popolo russo. La Russia ora è diventata il nemico numero uno del mondo, ma dentro quel buco nero ci sono sicuramente milioni di persone che patiscono: fame, privazione dei diritti, paura, sgomento. Ho visto dal mio telefonino bambini arrestati per aver messo un fiore davanti all’ambasciata di Kiev, ho visto un’anziana signora arrestata perché diceva no alla guerra. 
Perché ce ne dimentichiamo?
Abbiamo solo un’arma per fermare tutto questo: la tastiera dello smartphone. Quella tastiera, però, ci sta scappando dalle mani se la usiamo per stare solo da una parte. La guerra è una montagna di merda, ma lo è per tutti. Quello che succede in Ucraina ci riguarda, ma anche quello che succede in Russia ci riguarda. So che è difficile raccontarlo, perché i giornalisti sono stati costretti ad andarsene a causa delle restrizioni alla libertà di stampa di Putin
Non dimenticarti della Russia e dei russi, i quali sono vittime di questo conflitto in Ucraina tanto quanto gli stessi ucraini. Non dimenticarti delle due facce della storia di ogni guerra, anche se la responsabilità di un aggressore è può pesante di quella di un aggredito. Non schierarti senza pensare, guarda a fondo quello che il tuo smartphone ti erutta in continuazione davanti agli occhi pensando a tutti i risvolti di questo conflitto. Ora i russi sono difficili da vedere, perché nascosti dalla propaganda di regime, ma ci sono anche loro. E soffrono.
Abbandonare il tifo
Vorrei che ci dimenticassimo dell’abitudine al tifo, della necessità di avere ragione, dell’esigenza di avere un nemico per fare la storia. Vorrei che la partigianeria che ci contraddistingue quando scriviamo un post, pubblichiamo una foto, un appello, una notizia, lasciasse il posto alla pena, alla compassione, a un urlo che dica ”BASTA!”, ma per tutti. Ho appena visto un video di Zelensky che parla di 10 mila soldati russi uccisi in 10 giorni: 1000 al giorno. Anche quelli sono tragedia: anche le loro madri e i loro padri che li piangono sono un popolo da abbracciare, da compatire. Da aiutare. Dico basta guerra anche per loro. 
Ogni volta che vuoi digitare un pensiero, ricordati di andare guardare anche il sito dell’agenzia russa Tass. C’è la tragedia del popolo russo, è tutta lì. Perché? Perché l’agenzia di stato russa, dietro preciso comando, non parla di guerra, non parla di morti, non rappresenta la realtà. Questa propaganda tiene un popolo intero al buio: un popolo che non ha più soldi in tasca e mangiare dentro il frigo. Un popolo i cui figli muoiono al fronte. Un popolo che non lo sa, ma è in guerra in Ucraina. 
Tutto parte dal tuo smartphone
Questa guerra parte anche dal tuo smartphone se ti ostinerai a mostrare che c’è solo una parte della storia del mondo. Questa guerra continuerà se non aprirai gli occhi. Questa guerra non si fermerà se non chiedi la pace per l’Ucraina e anche per la Russia. Smettila di tifare, pensando di essere dalla parte di chi ha ragione. Chiunque alzi un fucile ha torto. Chiunque fa il tifo anche. 
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