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#10: adesso Google mi fa un po' paura

#10: adesso Google mi fa un po' paura
di Algoritmo Umano • Newsletter #13 • Visualizza online
Google si è messa contro Apple e, probabilmente contro me e te. Te ne sei accorto? Lo ha fatto con una cosina che si chiama Privacy Sandbox.

La battaglia della privacy
Te lo dico senza mezzi termini: i nostri governi non fanno alcunché di decisivo per regolamentare in modo terzo la gestione dei dati che diamo agli sviluppatori di app mentre usiamo il nostro telefonino. Nel bel mezzo di questo vuoto, l'anno scorso, si è mossa Apple con l'aggiornamento dei suoi sistemi operativi di cui ho parlato qui sotto qualche tempo fa su Algoritmo Umano.
Lo smartphone sta cambiando i social network - Algoritmo Umano 3.1
Una linea netta. Il tracciamento dei dati è passato in mano all'utente tanto che, ogni volta che installi una nuova app, si apre una finestrina che ti chiede se vuoi abilitare il tracciamento dei dati da parte della app o meno. Un terremoto che ha fatto bruciare, ai tech giant dei social, più o meno 315 miliardi di dollari nel 2021 e che ha fortemente ridiscusso il senso delle piattaforme sociali.
Ora è arrivata Google che ha inventato il Privacy Sandbox che puoi leggere qui sotto.
Te la fan passare per una cosa buona
Sulla piattaforma Google spiega che ha messo insieme una squadra di sviluppatori, editori, produttori di software per telefonini per raggiungere questi obiettivi:
  • Rendere obsoleti i cookie di terze parti che analizzano i tuoi dati potendo fornire indicazioni anonime agli editori digitali sui tuoi dati, ma facendo in modo che gli stessi editori possano continuare a sviluppare il loro business.
  • Vuole portare questo protocollo su Android dando agli sviluppatori il compito di creare dei tool per la raccolta dei dati senza che questi vengano ricondotti alla singola persona.
  • Collaborare con gli attori di questa industria, detto più in generale, per creare nuovi standard di privacy.
Ecco come parlano di Privacy Sandbox i capoccia della situazione a Chrome e ad Android dentro Google.
Privacy Sandbox for businesses: How privacy technologies protect users and drive growth
Privacy Sandbox for businesses: How privacy technologies protect users and drive growth
Perché Google mi spaventa
Google ha deciso di andare in direzione contraria rispetto a quanto fatto da Apple. Il motivo è presto detto. Ti spiego meglio: la Apple ha messo in mano la decisione del tracciamento dei dati all'utente. Il motivo è semplice: a Cupertino sono produttori di hardware, devono crearlo pensando a quello che è meglio per l'utente. Google è andata dalla parte opposta. Ha chiesto al suo mondo che produce software per device mobili e campa con pubblicità e dati, di inventare un nuovo protocollo che renda vecchi gli AD-ID (Advertising Identifiers) che sono quei processi che ci rendono riconoscibili e quindi colpibili dalle pubblicità. Lo ha chiesto all'industria e non ai consumatori. Un passaggio impressionante che nasconde una visione top-bottom che mi inquieta. Della serie: “Noi che abbiamo il monopolio mondiale del web e dei sistemi operativi su smartphone (e anche il monopolio della pubblicità), vi diciamo come gestiremo i vostri dati. In modo da continuare a riconoscervi e a schedarvi, ma con una gentilezza: faremo finta di non sapere che siete voi…
Poi quella cosa che scrivono sperando che l'informazione resti gratuita, mi fa incazzare proprio. L'informazione non può essere gratis…
Uno screenshot eloquente da privacysandbox.com
Uno screenshot eloquente da privacysandbox.com
A questo gioco non ci sto.
La scelta di Apple mi è sembrata dentro le regole dell'economia. Se decido una cosa dando maggiore autonomia al cliente lo sto solo proteggendo e valorizzando la mia posizione di produttore di apparecchi che gestiscono dati. Se decido che sia l'industria a dare nuove regole e do al cliente solo la possibilità di accettarle o meno, sto imponendo un nuovo paradigma senza lasciare autonomia di scelta al cliente. Se non quella di comprare un iPhone. Sinceramente a questo gioco non voglio partecipare, tanto che penso di cambiare rotta proprio nei confronti delle macchine che detengo. Probabilmente venderò il mio Android. Certo, mi priverò di un occhio su questo mondo, ma sinceramente non voglio farmi imporre una scelta così importante sulla vita digitale che avrò. Il tutto nell'assordante silenzio delle nostre istituzioni…
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