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L'Orologio - Tutto quel che c'è da sapere sull'Inter di Inzaghi

L'Orologio - Tempi Supplementari
Oggi, finalmente, si ricomincia.
Tutto quel che c'è da sapere sull'Inter di Simone Inzaghi

Finalmente, ci siamo. 
Diciamoci la verità: nemmeno il peggiore dei pessimisti avrebbe potuto pronosticare che l’Inter, Campione d’Italia in carica, si sarebbe trovata in pochi mesi senza tre tasselli fondamentali della corsa al diciannovesimo Scudetto (Eriksen, Hakimi e Lukaku, in ordine di importanza crescente) e senza il leader tecnico ed emotivo della squadra, Antonio Conte.
L’estate nerazzurra è stata un concentrato di ansie e paranoie, alternata a momenti di calma apparente. Le voci strillate, il fulmine a ciel sereno della cessione di Lukaku, oltre ai vari rumors che vedevano la squadra smontarsi ogni tre giorni. 
In tutto questo, il campo: Inzaghi ha iniziato a lavorare con una squadra a ranghi ridotti, per poi completarla con i reduci della Copa America e dell’Europeo. Le occasioni per osservare il lavoro del tecnico ex-Lazio sono state poche, dalla sgambata contro il Crotone alle due amichevoli contro Parma e Dinamo Kiev. Tre partite di difficoltà sempre maggiore, tre vittorie in scioltezza e zero gol subiti. Al netto delle voci societarie, delle cessioni dolorose, delle contestazioni e delle polemiche, bisogna ripartire proprio da qui: l’Inter è campione d’Italia in carica, è la squadra da battere. 
Riuscirà ad essere all’altezza del suo titolo?
Di cosa parliamo oggi
  • Statistiche interessanti della scorsa stagione
  • Cosa ci aspettiamo da Dumfries e dagli altri acquisti?
  • Chi saranno i leader?
  • La prima stagione di Simone Inzaghi, a Star Wars story
Se non l'hai ancora fatto, ascolta l'ultimo episodio de L'Orologio, interamente dedicato alla nuova Serie A 2020/21.
Ep. 148 - La preview dell'Inter di Inzaghi
Statistiche interessanti e dove trovarle
  • L’Inter ha fatto 16 punti in rimonta nella Serie A 2020/21, invertendo un trend negativo che durava dal biennio di Spalletti e che si era acuito nel Conte I, quando i punti persi da situazione di vantaggio erano stati oltre 20. 
  • Lautaro Martinez, nella stagione scorsa, è stato il terzo miglior under-23 al mondo per gol e assist, dietro a Mbappe e Haaland. 
  • L’Inter ha segnato 51 gol nei secondi tempi.
  • L’Inter è stata la squadra con la miglior percentuale realizzativa della Serie A (15%), dato “sporcato” da una stagione mostruosa come quella di Romelu Lukaku, che capitalizzava praticamente un tiro su due.
  • Nell’anno solare 2020, Hakan Calhanoglu è stato il miglior giocatore in Europa dopo Kevin De Bruyne per chance create: 96 passaggi chiave e 13 assist. 
Cosa ci aspettiamo da Dumfries e dai nuovi?
Di Edin Dzeko sappiamo tutto. Un attaccante eccezionale, un’esperienza sviluppata vincendo in Germania e in Inghilterra, per poi dedicarsi per sei anni alla causa romanista - cui ha portato in dose quasi duecento gol e due semifinali europee, oltre a degli amari secondi posti in campionato.
Il suo bagaglio di gioco spalle alla porta, la sua visione periferica e la capacità di fare spesso la giocata giusta sono sotto gli occhi di tutti - e rappresentavano il motivo è stato accostato all’Inter da almeno 4 anni.
L’unico dubbio che può portarsi dietro un giocatore del calibro di Dzeko è legato proprio alla continuità fisica: nell’ultima fase della sua carriera, il nuovo 9 dell’Inter potrà garantire a Inzaghi almeno 25 partite di altissimo livello in stagione?
Hakan Calhanoglu è invece un giocatore diverso, talentuoso e lunatico. Dopo anni di mediocrità milanista, è esploso grazie al calcio iper-verticale e veloce di Pioli.
Come un atomo impazzito nel caos, Calhanoglu ha trovato riferimenti e geometrie e ha iniziato a sfornare assist e giocate per i compagni. Non è un regista basso, non è un trequartista. È un giocatore che si muove negli spazi, che aumenta i ritmi di gioco e guarda sempre verso la porta. La prima esperienza nel 3-5-2 di Montella è stata drammatica, perché a lui veniva chiesto di costruire gioco e quello non è il suo mestiere. Inzaghi ha sempre dimostrato di saper valorizzare il talento dei singoli e costruirci attorno delle architetture sostenibili. 
Calha sembra essersi calato bene nell’altra metà del Naviglio, anche se ha già dimostrato di poter vivere giornate agli estremi: 3 assist e un gol con il Crotone, poca precisione e ritmo con la Dinamo Kiev. In entrambi i casi, nei calci da fermo ha dato prova di essere quanto di più vicino a Christian Eriksen ci fosse sul mercato.
E se nell’Inter trovasse il suo posto nel 3-5-1-1, invertendosi di posizione con Sensi?
Che tipo di giocatore è Dumfries?
Diciamoci la verità. Dumfries giocherà, almeno per i primi mesi dell’anno, con un’ombra gigantesca alle spalle. Il fantasma di Hakimi si aleggerà per San Siro, rendendo tutti consapevoli che un giocatore del genere non si può replicare. Quindi, com’è la vita dopo Achraf?
Grazie a SoccerMent, possiamo giocare un po’ e paragonare l’ultima stagione di Hakimi a quella di Dumfries. È un esercizio di stile, perché sappiamo perfettamente che le statistiche non rappresentano una scienza esatta nel calcio, ma le differenze tra i due giocatori possono evidenziare che cosa può aspettarsi da lui Inzaghi - che, ricordiamolo, ha sempre giocato con due esterni peculiari nel suo calcio. Uno molto fisico, che si butta negli spazi e sfrutta il “lato debole”, e l’altro di corsa, dedito al cross e ad un compito di impostazione.
Un aspetto che non rientra nelle statistiche è la capacità di Dumfries di essere un leader: capitano del PSV dopo solo un anno a Eindhoven, è stato capace di affermarsi come uno dei cardini dello spogliatoio. Questa caratteristica dell’olandese è forse il miglior biglietto da visita in un’estate travagliata come quella interista: un giocatore che ha scelto l’Inter e si è presentato dicendo: “Sono affamato, Inter facciamolo di nuovo”.
L’ultima precisazione prima di cominciare è che Dumfries, in Olanda, ha sempre avuto allenatori peculiari: da Mark Van Bommel - che lo faceva giocare praticamente da ala, con i due centrali che si adoperavano in fase di impostazione insieme al centrale di centrocampo - a Roger Schmidt, tecnico tedesco che ha portato all’estremo il concetto di calcio verticale. Schimdt, fra l’altro, è lo stesso tecnico con cui Calhanoglu è esploso al Bayer Leverkusen. 
Questa prima schermata dà un’idea complessiva dei due profili. Hakimi e Dumfries condividono la propensione per il gioco d’attacco, pur declinandolo in maniera diversa. Dumfries, nell’ultima stagione, ha registrato 3 gol e 9 assist, lontani dal rendimento senza senso di Hakimi in Serie A, dove ha registrato una quasi doppia-doppia di gol e assist. Al di là dei numeri, la principale differenza nell’interpretazione tra i due sta nella conduzione di palla: dove la classe e il talento di Hakimi lo rendono il migliore al mondo nel ruolo. Dumfries, invece, preferisce attivarsi negli ultimi metri di campo, sfruttando la sua esuberanza fisica per bruciare gli avversari in velocità.
Dumfries compensa la sua tecnica piuttosto grezza con l’irruenza fisica di un giocatore alto quasi 10 cm in più di Hakimi, cui aggiunge un’impressionante capacità verticale. Il suo taglio sul secondo palo può rappresentare un'arma interessante per Inzaghi, visto che Dumfries è finalizzatore sopra la media sia con i piedi sia di testa.
Da questo spaccato, relativo sempre alla stagione 2020/21, si possono dedurre altre caratteristiche di Dumfries - un giocatore che non ama crossare moltissimo, e lo fa per lo più di prima, ma che viene utilizzato per l’appunto come arma in area di rigore (e qui i cross di un piede raffinato come quello di Dimarco potrebbero fare tutta la differenza del mondo).
Dumfries è un giocatore coerente con l’idea tattica che sta sviluppando Inzaghi, anche se le prime partite da esterno a tutta fascia le ha giocate all’Europeo con la sgangherata truppa di Frank De Boer, risultato spesso uno dei migliori in campo.
L’articolo di presentazione de L’Ultimo Uomo, che vi abbiamo linkato prima, suggeriva anche un utilizzo particolare di Dumfries, in fase di prima impostazione, à la Milinkovic Savic proprio nella Lazio di Inzaghi: un giocatore che catalizza i lanci lunghi, per poi smistarli di testa. Una fonte alternativa alla ricezione spalle alla porta di Dzeko, che possa aiutare la squadra a respirare quando il pressing avversario si fa asfissiante e la costruzione dal basso risulta farraginosa.
Per quanto riguarda la fase difensiva, come per Hakimi questo rappresenta abbastanza un’incognita. Dumfries è un ottimo difensore nell’uno contro uno, ma in Serie A sappiamo quanto molto si basi sul sistema e sulle scelte nelle singole situazioni. Dumfries ha dato dimostrazione di saper avere delle ottime letture o di sbagliare scelta, soprattutto durante l’ultimo Europeo.
Starà a Inzaghi, e alla catena composta da Barella e Skriniar, aiutare l’olandese a immergersi completamente nel nuovo sistema, senza rischiare di lasciare dei buchi sanguinosi per le ripartenze avversarie… che Dumfries potrebbe comunque essere in grado di coprire con delle transizioni negative grazie alla sua velocità, ma come dicono quelli bravi prevenire è meglio che curare. E l’Inter dell’anno scorso ha dimostrato quanto fosse importante non prendere il primo gol, per poi costruire il proprio vantaggio. 
Chi saranno i leader di questa squadra?
  • Niccolò Barella.
Ora che è andato via Lukaku, “Radiolina” Barella sarà l’anima e il cuore di questo gruppo. Un giocatore elettrico che l’anno scorso ha giocato la sua partita migliore nella gara che ha sancito di fatto il passaggio di testimone tra Inter e Juventus: contro i bianconeri a San Siro, Barella ha coniugato le sue doti migliori da tuttocampista. Un gol e un assist, una prestazione totale per compiere un passo decisivo nel detronizzare la Juventus.
Quest’anno da Barella, dopo un Europeo giocato da protagonista, ci si aspetta un ulteriore salto in avanti in termini di presenza sotto-porta. Inzaghi ha dimostrato di chiedere molto in fase di possesso ai suoi centrali di centrocampo, con lui e l’inseparabile Brozovic ad alternare fasi di gioco in cui arretrano per favorire la costruzione ai lati del campo - con Skriniar e Bastoni protagonisti, molto alti - ad altri in cui sono loro a spingersi fino in area di rigore, dove Inzaghi tenta di coinvolgerli di più in fase di rifinitura. Brozo ha segnato due gol nel pre-campionato, mentre Barella contro la Dinamo Kiev ha giocato al tiro al bersaglio.
Per sopperire alla mancanza di Lukaku, c’è bisogno che anche i centrocampisti diano qualcosa in più. Barella, da futuro capitano dell’Inter, ha tutte le carte in regola per alzare ulteriormente l’asticella. 
  • Lautaro Martinez 
Il Toro è pronto per la stagione della consacrazione. Dopo il primo anno milanese di rodaggio, il secondo da titolare e il terzo da Campione d’Italia e d’America, Lautaro è pronto a prendersi definitivamente un posto nell’élite del calcio mondiale: è un giocatore che studia da attaccante totale, che ha lavorato sui suoi limiti e sul suo gioco - alzando sempre di più l’asticella. 
Come sarà la vita senza Romelu Lukaku? In attesa di definire l’ultimo tassello dell’attacco interista, a fianco del Toro giocheranno Dzeko e Sanchez, due giocatori di cui sappiamo tutto: e se il bosniaco ha dimostrato di saper giocare affianco a ogni tipo di compagno, ci ricordiamo delle accoppiate di Lautaro con il cileno per la maniera chirurgica che avevano di cesellare le difese avversarie. L’unico dubbio, come sempre, è legato alla condizione fisica del fu Niño Maravilla.
Se Lautaro sarà capace di aggiungere al suo bottino una decina di gol (numeri che, fra calci di rigore e aggiustamento della mira claudicante in alcuni momenti della scorsa stagione, sembrano tutto sommato ragionevoli) allora forse a fine stagione l’addio di Lukaku sarà meno pesante di quello che adesso tutti si immaginano. 
  • Milan Skriniar 
Stefan de Vrij, Alessandro Bastoni e Milan Skriniar rappresentano una certezza di vittoria. Perché si conoscono, sono giovani e hanno vinto insieme. Qual è il limite per questa corazzata?
Se l’anno scorso la loro assenza nei primi mesi della stagione è stata un macigno pesantissimo (i primi minuti assieme li hanno giocati a inizio dicembre), ora da loro ci si aspetta la stessa continuità di rendimento che ha reso l’Inter la miglior difesa del campionato per il secondo anno consecutivo.
In questo terzetto, in cui Bastoni rappresenta il futuro e de Vrij l’esperienza, Milan Skriniar è la fusione di queste due caratteristiche. Classe 1995, è ormai un veterano di questa squadra ma ancora lontano dal suo prime di rendimento. Dopo una prima stagione difficile con Conte, ha voluto rimanere a Milano (cosa non scontata, di questi tempi) e si è riconquistato la titolarità.
Non solo, visto che moltissimi l’hanno votato miglior difensore della Serie A. I suoi interventi sono stati eccezionali, le sue partite da muro assoluto hanno fatto la differenza nella corsa allo Scudetto. E quel gol segnato nella mischia dell’area atalantina, in quella battaglia di giganti che ha lanciato definitivamente la corsa solitaria dell’Inter al titolo, è una ciliegina sulla torta indimenticabile. Il primo bacio allo Scudetto è stato il suo, ora dovrà continuare a mantenere la barra dritta e dimostrare che può essere un senatore di questa squadra, anche in acque più agitate.
Simone Inzaghi, a Star Wars
Di Simone Inzaghi abbiamo già detto tanto. Insieme al nostro amico Vuerre, abbiamo fatto un episodio speciale dedicato alla sua storia e alle sue tattiche - che potete ascoltare qui.
Poi abbiamo seguito le poche amichevoli dell’Inter, e ne è uscito qualche spunto interessante. 
Ora la grande domanda: cosa succederà a partire dalla gara con il Genoa?
Configurare Inzaghi nell’atlante emotivo interista è molto difficile, perché umanamente il tifoso non è pronto a voltare pagina dopo i fasti di uno Scudetto vinto con un mese di anticipo e tre sanguinosissimi addii. Eppure. Eppure si va avanti, si continua a combattere. 
Non chiedeteci perché, ma questa situazione di “nonostante tutto, andiamo avanti” ci ha ricordato… la Resistenza, Star Wars e la lotta contro l’Impero. Quindi ecco qui una previsione su come potrebbe andare la stagione dell’Inter, in base ai primi sei titoli della saga di Guerre Stellari.
Ep. 1 - La minaccia fantasma
L’ombra di Antonio Conte si aggira ancora per Appiano Gentile. Inzaghi è consapevole della responsabilità che grava sulle sue spalle e ha avuto poco tempo per fare gli esperimenti tattici necessari: con l’arrivo dell’ultima punta ancora incerto, non ha deciso se passare al 3-5-2 o al 3-5-1-1.
È probabile che abbia portato avanti questi due moduli in parallelo, ma ci sono ancora degli equilibri tattici da sciogliere. La cosa importante, in questa prima fase, sarà quella di non commettere gli stessi errori visti alla Lazio - e che hanno condizionato anche la prima parte della stagione scorsa di Conte: gerarchie confuse, cambi molto difensivi a metà partita (non vogliamo vedere uscire Barella e Lautaro contemporaneamente!) e gollonzi presi senza pietà.
L’impalcatura dell’Inter è sembrata molto buona nelle amichevoli, Inzaghi è chiamato a elaborare piani partita all’altezza della sua esperienza. 
Ep. 2 - L’attacco dei Cloni
I mesi autunnali sono famosi per i cicli di 7 partite in 21 giorni, intervallati dalle pause per la Nazionale. Per tenere botta in questo allungo, Inzaghi dovrà scegliere i suoi personalissimi Jedi: quali saranno i fedelissimi di Inzaghi?
Se dal terzetto di difesa non ci si può scostare più di tanto, visto che le alternative dietro alla BDS sono alquanto scarne, a centrocampo si potrebbero innescare meccanismi interessanti. La sensazione è che in mezzo al campo Inzaghi chieda qualcosa in più ai suoi: avvicinarsi alla porta e colpire. Contro la Dinamo Kiev e il Parma, si sono visti gol di Brozovic e Barella: un segno premonitore dell’aumento di gol in quella zona di campo?
In attacco, tutto lascia pensare che i due titolari saranno - almeno a stretto giro - Dzeko e Lautaro. Il saggio, esperto e ineluttabile Obi-Wan, assieme ad un giovane padawan che speriamo assomigli più a Luke che ad Anakin. 
Ep. 3 - La vendetta dei Sith
Inzaghi a metà stagione potrebbe doversi trovare a fronteggiare un altro nemico intrinseco negli ultimi anni dell’Inter. Uno degli obiettivi dichiarati è quello di passare il turno in Champions League, ma cosa può succedere se l’Inter partisse ancora una volta male nel proprio girone? O se iniziassero a piovere i primi infortuni? O se, ancora, il gioco di Inzaghi avesse bisogno di più di qualche partita per ingranare?
Non lo sappiamo, ma conosciamo perfettamente l’ambiente Inter e le sue dinamiche. Non esiste alternativa migliore di Inzaghi, al momento. È l’allenatore dell’Inter e tutti dovranno remare nella sua direzione, e in quella dei calciatori. 
Come ci è già capitato di dire in più di un’occasione, il nemico più grande dell’Inter è l’Inter stessa. Non c’è Sith che tenga. 
Ep. 4 - Una nuova Speranza
Questo capitolo è semplice, e lo affrontiamo per punti. Ecco tutti i motivi per cui Inzaghi può fare bene all’Inter: 
  • Uno degli avversari diretti di quest’anno sarà la Juventus di Allegri. Squadra e allenatore che Inzaghi ha già battuto, in più di un’occasione. Come ha dato una lezione di calcio all’Inter di Conte, poco prima che il campionato si fermasse per il Covid-19.
  • Ha sempre migliorato i propri risultati, con rose nettamente inferiori di quella dell’Inter 2021/22.
  • Ha un’impronta offensiva ed è stato capace di amalgamare il talento della Lazio in modi che nessuno si sarebbe aspettato. 
Ep. 5 - L’Impero colpisce ancora
Attorno all’Inter, molte squadre hanno fatto dei cambi logici in panchina. I migliori allenatori italiani sono tutti tornati in Serie A, pronti a dare battaglia. Ecco il nostro mini-ranking dell’Impero Serie A:
L’Atalanta sembra avere tutto per provare il definitivo assalto allo Scudetto: insieme al Milan, unica fra le grandi che non ha cambiato allenatore. Ha perso Romero e Gollini, ma ha comprato Musso, Lovato (che viene dal Genoa di Juric) e Demiral. Forse manca un tassello a centrocampo per dar fiato a Freuler e De Roon, ma Gasperini non può più nascondersi. 
La Juventus ha cambiato poco, ma il solo ritorno di Allegri e l’arrivo di Locatelli in mediana hanno dato un po’ più di senso a una squadra che l’anno scorso a centrocampo ha avuto un buco nero di prestazioni. 
Il Napoli di Spalletti è una grossa incognita: sulla carta, anche l’anno scorso aveva tutto per correre fino alla fine. Invece si è incartata su se stessa, anche se Spalletti promette equilibrio. La rosa è molto forte, ma in difesa è corta. Osimeneh è pronto a fare venti gol sotto la guida dell’ex tecnico dell’Inter?
Il Milan ha fatto un mercato oculato, ma ha perso due dei giocatori più rappresentativi e incisivi dell’ultimo anno e mezzo. Riuscirà a tenere i ritmi della prima parte dell’anno scorso?
La Roma ha José Mourinho. Un colpo al cuore, ma anche tanti problemi nella Capitale: rosa infinita, con alcune pecche evidenti e pochi giocatori che sembrano essere adatti a fare i pretoriani di Mou. Ma del resto con José è così: o tutto o niente. 
Infine, la Lazio. Non si capisce bene cosa stia succedendo in quel di Formello, con il mercato bloccato e una rosa che non sembra essere pronta per Sarri. Ma il tecnico toscano è uno dei migliori in circolazioni, ha vinto in Italia e all’estero.
Quest’anno ci divertiamo!
Ep. 6 - Il ritorno dello Jedi
Questo è il momento della verità, quando a fine anno si tireranno le somme su una stagione che è partita in maniera difficile ma che promette grandi scintille.
Come si può definire soddisfacente la stagione di Inzaghi, secondo i nuovi parametri della dirigenza?
  • Passaggio del turno in Champions League, almeno agli ottavi di finale 
  • Lotta per le prime posizioni in Serie A, arrivando nelle prime tre posizioni. 
Cosa ci aspettiamo noi?
A meno di sorteggi disastrosi in Champions League, sarebbe arrivato il momento di togliersi di dosso questa scimmia dell’eliminazione ai gironi.
In campionato, in realtà, tutto può succedere: nessuna squadra è nettamente più forte dell’Inter, nessun singolo acquisto garantisce una percentuale di vittoria maggiore a quella del gruppo che l’anno scorso ha dominato la Serie A.
L’Inter era - e rimane - la squadra da battere. Lo Scudetto cucito sul petto, la presenza di alcuni dei migliori giocatori del campionato, il ritorno allo stadio dei tifosi che più di ogni altri hanno riempito gli spalti di casa. Il tutto in mano a uno dei migliori tecnici della Serie A, che è andato a pochi punti dal detronizzare la Juventus, un anno prima che ci riuscisse l’Inter. È ora di scrivere una nuova pagina di storia.
BOLD PREDICTION - CONSIGLI PER IL FANTA
Quindi, un'ultima chicca dedicata a tutti gli appassionati di Fantacalcio.
Quali sono gli interisti da prendere questa stagione?
Il nome più evidente, per tutti, è quello di Lautaro Martinez. Uscito di scena Lukaku, il peso dell'attacco, i palloni importanti e - forse - anche i rigori passeranno dai piedi del numero 10, che è chiamato per la prima volta da quando è a Milano a superare la soglia dei 20 gol in Serie A.
Occhio anche ai centrocampisti, perché Brozovic e Barella potrebbero segnare molti più gol di quanto fatto l'anno scorso: Inzaghi porta più uomini al limite dell'area rispetto all'Inter di Conte (sono sempre almeno 5, in area) e le doti balistiche dei due potrebbero essere un'arma da sfruttare.
Sulle fasce, nell'episodio di preview i cialtroni si sono sbilanciati in alcune bold prediction che potrebbero risultate interessanti in chiave Fanta:
  • Dimarco e Dumfries finiranno entrambi la stagione in Serie A con almeno 5 gol e 5 assist.
  • Dzeko farà almeno 10 assist
  • Oltre a Lautaro Martinez, ci saranno almeno altri due giocatori dell'Inter in doppia cifra di gol
Se voleste investire in un difensore, il nostro consiglio di quest'anno è de Vrij.
Un giocatore da rubare ad 1 all'asta? Matias Vecino.
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L'Inter in podcast, dal 22 maggio 2018: su Spreaker, iTunes e Spotify. a cura di @marcoloprato - @GianScudieri. IG: @OrologioPodcast Telegram: https://t.co/wR7XnA6hCR

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