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L'Orologio - Tempi Supplementari - Winter is here

L'Orologio - Tempi Supplementari
Vi abbiamo “abbandonato” per questa settimana.
Purtroppo - forse voi ci direte per fortuna e non ne saremmo stupiti - le nostre voci non vi hanno assillato per più di 50’, ma torneremo. O per dirla come chi ha il DNA europeo, risorneremo.
A proposito di DNA europeo, questa settimana il Real ha dimostrato quanta strada ancora ci sia fra l'Inter e le vere contender per la Champions League. Con buona pace di Marchegiani che metteva l'Inter in quel lotto già prima della partita, la gara di martedì ha spiegato quanta strada ancora ci sia da percorrere per i nerazzurri prima di poter aspirare a quell'etichetta.
E visto che non ne abbiamo parlato in una puntata, sembra giusto dirlo a voi che ci seguite assiduamente dedicarvi e dedicare alla partita qualche parola.
Primo punto: la qualità.
Al Real mancava il miglior giocatore, Benzema, e non ha spinto sull'acceleratore per più di 25’; ciò nonostante si è evidenziata sin da subito la differenza fra le due compagini. L'Inter finché ha avuto birra in corpo ha ben figurato, ha addensato la sua presenza nella metà campo avversaria grazie a una condizione atletica migliore, ma quando è stato il momento di concludere con la qualità le tante occasioni create, si è visto il deficit nerazzurro. Al contrario il Real con appena 0.66 xG creati ha trovato il vantaggio con una conclusione che aveva il 2% di possibilità di entrare. Fortuna? No. Qualità degli interpreti. E questa qualità è venuta maggiormente fuori nella ripresa specialmente dopo il rosso a Barella con le squadre stanche: il Real ha letteralmente fatto roteare la squadra di Inzaghi per quasi mezz'ora sino a trovare il raddoppio con un'altra perla qualitativa pazzesca di Asensio.
Secondo punto: la testa.
Abbiamo spesso elogiato la capacità combattiva di questa squadra che nel corso di questi anni ha saputo migliorare questa caratteristica negativa sino a farla diventare un pregio rimontando in più occasioni, ma in Europa l'Inter e alcuni dei suoi giocatori sono ancora troppo fragili e questo inizia a essere un punto di discussione da affrontare, senza voler biasimare nessuno.
Barella col rosso ha mostrato un nervosismo che la partita non meritava visto che l'obiettivo era già stato raggiunto e si giocava senza nulla da perdere e ora rischia di perdere del tutto gli ottavi di finale, salvo clemenza del Giudice Sportivo; Lautaro è stato fagocitato dalla pressione e dalla tensione del match finendo con il contagiare anche Dzeko che non è stato in grado in un palcoscenico così maestoso di reggere da solo il peso della manovra offensiva.
A 24 anni sicuramente i margini per migliorare questo aspetto ci sono e sono loro i primi a saperlo, ma non si faccia il medesimo errore che qualcuno ha fatto con Dybala: ritenerlo continuamente un baby prodigio, un picciriddru eccelso che però ora bussa alla porta dei 29 anni e davanti a sé non ha più che 4 anni di carriera ad alto livello lasciando più rimpianti che altro lungo il percorso. È corretto coccolare Barella e Lautaro, nel caso specifico, ma guai a fare come quei genitori che le fanno passare tutte lisce ai propri figli: il rischio che alla fine pensino che si possano sempre comportare in quel modo facendola franca è elevato e l'Inter non può disperdere due talenti così cristallini su cui pianificare il proprio futuro.
Terzo punto: la rosa.
Sapete che non parliamo mai di calciomercato, non ci piace, lo abbiamo fatto per anni nelle nostre esperienze precedenti, ma non è il nostro pane. Non vogliamo millantare informazioni o rumor o peggio ancora rubarli ad altri facendoli nostri, sono pratiche che lasciamo ad altri. Se parliamo di mercato è con raziocinio, provando a inserirci nei meccanismi decisionali della società per capire cosa si dovrebbe fare e non sparando nel mucchio alla bene e meglio.
Con ciò detto, appare evidente che la rosa dell'Inter che genera tanto scalpore in campionato per la sua profondità (?) e per come benefici dei 5 cambi (??) in Europa è sottile come un foglio A4 e bastano due infortuni per renderla ancora più leggera. In mediana, laddove ci sono più uomini numericamente, poi si avverte maggiormente l'assenza di ricambi di livello: Vidal è Vidal e lo conosciamo per l'impatto che può avere, ma non è più quello che cambia radicalmente le partite con i suoi strappi; Sensi non lo consideriamo nemmeno; rimangono Vecino e Gagliardini, il primo un What If di quelli su cui scriverci 10’ di video e il secondo un mero gregario che come terza/quarta scelta dalla panchina può andare benissimo, ma che in primis sa di non poter essere la prima risorsa alternativa di una squadra come l'Inter. È qui che si deve intervenire prima di subito, è qui che l'Inter a gennaio deve aprire il salvadanaio e affidarsi all'ingegno per dare a Inzaghi delle alternative valide. I nomi che si leggeranno ve li anticipiamo noi - non perché abbiamo notizie, ma perché sappiamo come funziona -: Wijnaldum (spoiler, l'ingaggio che gli dà il PSG esclude l'Inter dai giochi anche per un prestito con stipendio pagato in condivisione); Van de Beek, Roca del Bayern (o qualsiasi centrocampista che sia in una big d'Europa, inserite pure voi i nomi); poi però arriverà il mercato e si leggerà che finché Vecino “non esce” (terminologia aberrante) “non si farà il centrocampista” (oltre che il Calcio distruggono anche la lingua italiana questi pseudo-cronisti). E allora via alla riffa di nomi esotici provenienti dall'Italia, come Thorsby, Ricci, Frattesi, tutta gente sicuramente interessante ma i di cui cartellini costano uno sproposito perché il mercato italiano funziona così (Frattesi vale già ora 25 milioni per qualcuno, ma perché?). Come finirà? Che bisogna affidarsi a Marotta e che poi il Signore la mandi buona.
Avremmo potuto fare meglio? Sì. È questo il livello dell'Inter? Sì.
Avremmo potuto fare meglio? Sì. È questo il livello dell'Inter? Sì.
Intanto aspettiamo lunedì e godiamoci quale che sia il sorteggio che attenderà l'Inter.
(La formula quale che sia è una libera traduzione dal francese quelle que soit che sta per a prescindere. Vedete voi se è un indizio per quale vogliamo che sia noi il sorteggio per l'Inter o una libertà letteraria di chi scrive).
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Vi aspettiamo settimana prossima, sempre qui, ma non temete. Torneranno le vostre voci.
Nel frattempo grazie sempre per l'affetto che ci mostrate e se volete suggerirci qualcosa, qualche argomento da affrontare, qualche spunto per qualche analisi, qualsiasi cosa, non esitate a farcelo sapere: noi proveremo a realizzarlo.
Buon Inter-Cagliari a tutti!
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L'Inter in podcast, dal 22 maggio 2018: su Spreaker, iTunes e Spotify. a cura di @marcoloprato - @GianScudieri. IG: @OrologioPodcast Telegram: https://t.co/wR7XnA6hCR

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