L'Orologio - Tempi Supplementari - Vi siamo mancati?

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L'Orologio - Tempi Supplementari
É passato un po’ di tempo dall'ultima newsletter de L'Orologio - e di cose ne sono successe a pacchi. Riavvolgiamo il nastro?

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#EmpoliInter e #InterJuve hanno assorbito buona parte delle nostre energie, ma c'è un #InterUdinese da preparare, una Provvidenza da esaltare e una categoria da valutare.

Buon ascolto!

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Cos'altro ci siamo persi?
Sono state settimane molto concitate nel mondo Inter. Subito dopo la seconda sosta per le Nazionali, la squadra di Inzaghi sembra aver perso qualche certezza in più nel suo cammino.
I punti lasciati per strada, del resto, sono probabilmente un po’ più di quelli preventivati. Derubricando il doppio 2-2 con Atalanta e Sampdoria come incidente di percorso quasi fisiologico per una squadra che sta ricostruendo la propria struttura, i sanguinosissimi 4 punti persi contro Lazio e Juventus hanno lasciato più di un interrogativo sul cammino dell'Inter sulla strada che porta allo Scudetto bis.
Ma di che Inter stiamo parlando?
In linea generale, stiamo parlando della squadra con il miglior attacco del campionato, prima per reti segnate (26) e per Xpected Goals (19.8). L'Inter segna quasi 3 gol a partita (2.6), ma d'altro canto dietro la musica cambia. Le partite finite senza subire almeno un gol sono state solo 2 (Empoli e Genoa) e in totale le volte in cui Handanovic si è dovuto chinare a raccogliere il pallone nella propria rete sono state 12 (ben 9 in più della miglior difesa del campionato, il Napoli).
Il calo drastico a livello difensivo è sotto gli occhi di tutti. Ma a cosa può essere ricondotto? Quali sono i parametri in cui l'Inter viene a mancare, rispetto all'anno scorso?
Con la stessa tendenza dell'anno scorso, l'Inter ha abbassato notevolmente il suo PPDA (n° di passaggi concessi all'avversario prima di effettuare un tentativo di recupero palla) stabilizzandosi fra gli ultimi posti del campionato, come l'anno scorso, con un dato pari a 12.02. Il leader di questa speciale classifica è il Torino, con 6.67 passaggi concessi, seguito a ruota da Atalanta e Milan. L'Inter si classifica al 15° posto, appena davanti a baluardi del baricentro basso come il Genoa di Ballardini, il Cagliari di Walter Mazzarri, l'Udinese di Gotti e la Salernitana di Castori.
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!Se queda!

Cosa fatta il rinnovo di #Lautaro che ha firmato un contesto con scadenza fissata nel 2026. https://t.co/w5pOWvU1F4
Insomma, dopo la spinta propulsiva delle prime giornate, l'Inter ha un po’ perso la sua efficacia nel pressing - soprattutto in una zona di campo. Perché se andiamo a guardare un altro spaccato di questo dato, si vede come in realtà nella trequarti avversaria l'Inter hanno tentato ben 332 azioni di recupero palla (8° dato del campionato), mentre a centrocampo il dato generale si alza (534) ma crolla se rapportato a quelli del resto della Serie A: l'Inter è quart'ultima per azioni di pressing effettuate in questa zona di campo, davanti solo a Juventus (!), Bologna e Salernitana.
Cosa ci dice questo? Complessivamente niente di eclatante, ma forse può aiutarci a individuare ancora di più cosa manca a questa squadra. Perché se paradossalmente si pensava che sarebbe stato Lukaku il giocatore che più sarebbe mancato a questa Inter, forse la zolla che a oggi risulta ancora scoperta è quella della mezzala sinistra - ovvero quella di Christian Eriksen.
L'anno scorso l'Inter ha preso il volo non solo quando Perisic ha trovato la sua nuova dimensione da esterno a tutta fascia (e che inizio di stagione sta facendo, Ivan!) ma soprattutto nel momento in cui il danese si è appropriato, senza strafare, della sua porzione di campo. L'Inter è diventata più padrona del gioco e del tempo, cosa che quest'anno non è mai davvero riuscita a fare. Anche l'anno scorso, nell'ultima magica porzione di stagione, l'Inter subiva delle occasioni da gol. Ma oltre a un Handanovic con un'altra forma, poteva contare su un'impalcatura che poteva reggere l'urto di un determinato tipo di pressing e di un cambio assetto da parte degli avversari - perché il terzetto di centrocampo era una sorta di coltellino svizzero che si adattava in base all'avversario.
L'assenza di Eriksen toglie palleggio, QI calcistico e soluzioni alla risalita dell'Inter e il fatto che né Calhanoglu né Vidal siano finora riusciti a imporsi nel calcio di Inzaghi ha lasciato un buco da quella parte - inficiando anche le prestazioni di Bastoni, il meno brillante del terzetto difensivo che l'anno scorso ha giocato un ruolo fondamentale per aiutare la squadra a cucirsi lo Scudetto sul petto.
Per i più criticoni, questa non voleva iniziare come un'ode a Christian Eriksen, anzi. Ma una riflessione su cosa manca a Inzaghi e alla sua squadra per essere lassù a contendersi il primo posto con Milan e Napoli, che stanno facendo una stagione impressionante.
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Ciao @EdDzeko, non credere che qui passi in secondo piano quello che continui a fare da inizio stagione.

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Certo, poi questa è la parte tattica. A cui va aggiunto come Inzaghi debba iniziare a migliorare la gestione interna delle partite, provando a sbloccarsi dall'assioma del “calciatore ammonito = calciatore sostituito”, perché le partite forse sono inficiate più da un cambio sbagliato che da un'ammonizione che pesa sul groppone di un centrale o di un esterno (Bastoni e Perisic, parliamo di voi).
Non ci siamo nemmeno dimenticati di alcune topiche difensive, di certi gol divorati dai nostri attaccanti, né di tante altre situazioni contingenti che si sono create nel corso di queste 10 partite. L'Inter è una squadra che si diverte e fa divertire, che sfrutta tutto il campo per attaccare e che ha una varietà offensiva da elite europea (solo il Bayern Monaco ha segnato più gol dei nerazzurri nell'anno solare 2021).
Bisogna sistemare gli ultimi tasselli, scrollarsi di dosso un po’ di timore reverenziale e andare avanti dritti per la propria strada. Trovando una collocazione tattica a Calhanoglu (e se la soluzione fosse spostarlo vicino a Dzeko, nella trequarti?), ridando valore a Vidal e Sanchez, inserendo finalmente Dumfries (e Inzaghi ha già dimostrato di saper lavorare con questo tipo di giocatori).
Di tempo ce n'è, anche perché la corsa per lo Scudetto si decide a febbraio e marzo - quando l'Inter l'anno scorso diede l'allungo decisivo. Per ora conta esserci e i nerazzurri, pur con qualche inconveniente di troppo, sono là.
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L'Inter in podcast, dal 22 maggio 2018: su Spreaker, iTunes e Spotify. a cura di @marcoloprato - @GianScudieri. IG: @OrologioPodcast Telegram: https://t.co/wR7XnA6hCR

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