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L'Orologio - Tempi Supplementari
L'amore è Dzeko
L'Inter è tornata a San Siro e ha iniziato il campionato con una roboante vittoria. Lo stadio ha reso omaggio ai Campioni d'Italia e - dopo un'estate di pura sofferenza interista - l'ingranaggio si è rimesso in moto.
Di cosa parliamo oggi, quindi?
  • L'ultimo episodio de L'Orologio: L'Amore è Dzeko
  • Commento veloce sui sorteggi di Champions League
  • L'approfondimento: dalle zolle di Brozovic alle scelte di Inzaghi sul pressing
Ascolta l'ultimo episodio de L'Orologio
Ep. 149 - L'Amore è Dzeko
Spagna, sei sempre tu
Ormai l'Inter ha una sorta di strana connessione con la Spagna, quando si parla di Europa.
Due anni di Barcellona ai gironi, una finale persa di Europa League con il Siviglia, l'anno scorso l'amarezza del doppio confronto con il Real Madrid e ora… di nuovo il Real Madrid. Che rispetto alla stagione precedente potrebbe aggiungere un certo Kylian Mbappe in attacco, vicino a Vinicius e Benzema, ma ci arriviamo.
Possiamo dirlo? Che noia. Quando hanno estratto il Madrid dall'urna, a causa delle regole presenti nei sorteggi di oggi, si sapeva già che c'era il 50% di possibilità che la squadra di Ancelotti sarebbe finita nel girone dell'Inter - in un remake del girone dell'anno scorso, in cui gli equilibri sono evidentemente cambiati.
Il Madrid era in prima fascia, perché campione in carica di Spagna. Lo Shaktar veniva dalla prepotente eliminazione in Europa League proprio contro l'Inter, mentre il Borussia Mönchengladbach ha condannato l'Inter alla rincorsa, tra due gol regalati da Vidal, una traversa che ancora trema di Lautaro e la sfortuna degli assenti (Hakimi falso positivo, la difesa incerottata causa COVID…)
Quest'anno i campioni in carica sono quelli con lo Scudetto cucito sul petto, mentre il Real è una squadra che ha perso pezzi, ma del resto lo dicevamo anche l'anno scorso e il risultato sono state due lezioni di autostima, in trasferta e a domicilio.
Lo Shaktar (che l'anno scorso ha buttato fuori l'Inter dai gironi giocando due partite asserragliato in area di rigore) è una squadra che è già diventata un ecosistema del calcio di De Zerbi - quindi sarà interessante avere la “bella” a distanza di due anni dal primo match.
Dello Sheriff si sa molto poco, a parte la storia tutt'altro che scontata.
Settimana prossima, con l'arrivo della traumatica pausa per le nazionali, ci potremo dedicare all'analisi a fondo delle avversarie dell'Inter, ma l'obiettivo dichiarato deve essere passare il turno. Anche da prima nel girone?
L'approfondimento sul Coccodrillo
In questi giorni abbiamo affrontato due temi tattici della nuova Inter di Simone Inzaghi. La partita contro il Genoa ha fatto intravedere qualcosa di quelli che potrebbero essere i nuovi capisaldi tecnici e tattici della squadra Campione d’Italia.
Il primo approfondimento riguarda la posizione di Marcelo Brozovic e com’è cambiata nell’avvicendamento tra i due tecnici.
Con Conte, Brozo era uno dei delegati alla prima impostazione, con un raggio di azione molto basso e centrale. Era il primo ricevitore del passaggio dei difensori, se non di Handanovic.
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Nell’@inter di #Conte, Brozovic abbassava il suo raggio d’azione perché l’azione partiva dal basso e lui ne era un cardine imprescindibile.

Qui la sua heat map del 3-0 dell’anno scorso al Genoa https://t.co/L7Wp43JzuV
Cos’è cambiato, con Inzaghi?
Brozo ha occupato posizioni più variegate, svariando su tutto il centrocampo. Questo perché Inzaghi chiede ai difensori grosse responsabilità e – soprattutto – vuole aumentare la densità a centrocampo, dove le combinazioni fra gli interpreti di talento sono una soluzione di gioco primaria per risalire il campo.
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Ieri, Brozovic ha cambiato le zone di influenza. Come mai?

Inzaghi ha alzato molto il baricentro della squadra, demanda di più l’impostazione ai centrali e chiama in causa i centrocampisti per combinare e creare da metà campo in su - vedi la costruzione del gol di #Chalanoglu. https://t.co/GDdvpz9qXS
Questo significa che l’Inter gioca con un baricentro più alto e, soprattutto, si può svincolare dal modo dogmatico di attaccare che ha portato allo Scudetto. Perché i centrocampisti non devono “registrarsi” in posizione specifiche nel campo, ma possono creare superiorità numerica grazie alla loro improvvisazione.
Un altro aspetto interessante (anche in ottica fantacalcio 😉) è che i centrocampisti – e Brozo in particolare – potrebbero essere invitati molto più spesso al tiro, una soluzione che l’Inter non ha mai prediletto negli ultimi anni.
Il dato della gara contro il Genoa è indicativo: Brozovic è il giocatore che ha tirato di più verso la porta di Sirigu (3 tentativi), secondo solo a Dzeko (4). Che il Coccodrillo torni a segnare da fuori con la frequenza con cui lo faceva con la Croazia?
Il pressing
Un altro aspetto interessante legato alla prima uscita dell’Inter di Inzaghi è legato al modo di difendere, contro il Genoa. Che, lo ripetiamo ancora una volta, non può essere un campione statistico rilevante visto che si tratta di soli 90’ e per di più contro una squadra che – prima di un’espulsione avversaria – era sotto 2-0 contro il Perugia nei sedicesimi di Coppa Italia. Ma tant’è.
La premessa necessaria a questo discorso ci porta all’introduzione del PPDA, un indice che segnala quanti passaggi in media una squadra concede prima di effettuare un’azione difensiva. Più è basso l’indice, più la squadra si segnala per un pressing alto.
Per contestualizzare meglio questo dato, un breve excursus sull’Inter di Conte.
Nella stagione 2019/20, la prima del tecnico leccese a Milano con il suo 3-5-2, l’Inter ha un PPDA di 9.5. Questo perché le punte sono uno strumento importante di interdizione e guidano i movimenti delle due mezzali che – a seconda del lato in cui si sviluppa l’azione – escono forte sul portatore di palla per andare a disturbare. Barella e Sensi, soprattutto nei primi mesi di calcio contiano, sono una fonte inesauribile di energia.
La stagione finisce come sappiamo e Conte – per tentare un nuovo assalto allo Scudetto – prova a cambiare l’assetto della squadra e instaura il 3-4-1-2, modulo che doveva favorire l’inserimento di Eriksen ma che in realtà si rivela utile per sfogare a tutto campo il dinamismo di Barella, con Vidal e Brozovic a difesa della propria metà campo.
Nel 2020/21, prima della famosa gara con il Sassuolo, l’Inter di Conte ha un PPDA di 11.8: inferiore all’anno precedente, ma comunque 1° in Serie A. L’Inter è meno spregiudicata, ma prende lo stesso un’imbarcata di gol, per lo più stupidi. Cos’è successo? Con il senno di poi, possiamo trovare tre principali cause:
  • Il troppo spazio alle spalle del doppio mediano rappresenta il tallone d’Achille della squadra, il buco in cui gli avversari banchettano e tagliano in due l’Inter. Vi ricordate Calhanoglu nel derby d’andata? Ecco. Questo sfilacciamento crea anche uno squilibrio interno alla squadra, chiamata a correre di più e male per coprire tutto il campo.
  • In tutto questo pesa l’assenza della difesa titolare (causa COVID) fino a novembre. Fino alla gara con il Torino (quel rocambolesco 4-2 che precede la svolta di Sassuolo), de Vrij, Skriniar e Bastoni giocano insieme una sola partita, contro la Lazio.
  • Un altro elemento sottovalutato, che ha inficiato nei risultati di inizio stagione, è stata la praticamente nulla preparazione fisica della squadra, unita alla scarsa forma di alcuni elementi cardine (uno su tutti, Arturo Vidal) che hanno pregiudicato lo sviluppo di un sistema di gioco automatizzato e coerente.
Per tutti questi motivi, e fondamentalmente perché era chiaro che QUELLO era l’anno in cui l’Inter doveva vincere lo Scudetto, Conte fa marcia indietro, abbassa di trenta metri il baricentro della squadra e si pone come obiettivo principale quello di difendere la propria trequarti. Perché in mezzo alla difesa sta crescendo la BDS e a centrocampo la cerniera formata da Brozovic e Barella è una sicurezza.
Il pressing lo portano, sporadicamente, solo gli attaccanti, mentre il resto della squadra difende posizionalmente. L’indice PPDA crolla e posiziona l’Inter all’ultimo posto in Serie A, con una media di 20.1 – ma la squadra infila una serie strabiliante di successi, abbatte tutte le avversarie e grazie a un gioco iper verticale chiude i giochi per la Serie A con un mese d’anticipo.
E Inzaghi?
Con il Genoa, sembra aver ripreso alcuni dettami tattici dell’Inter di Conte. Della posizione di Brozo abbiamo già detto, ma in realtà il suo variare all’interno del centrocampo è solo uno dei modi in cui l’Inter ha attaccato gli avversari. Si sono viste anche le costruzioni dal basso tipiche del biennio precedente, basta guardare l’azione che porta al gol annullato di Calhanoglu, la palla parte dai piedi di de Vrij, passa da Skriniar e Brozovic, poi duetto tra Dzeko e Sensi e apertura per Perisic. 80 metri di campo in 6 passaggi.
Ma soprattutto, Inzaghi ha alzato vertiginosamente il baricentro dell’Inter – con un indice PPDA che è tornato ai livelli del Conte I: 8.94.
Questo è successo perché, oltre al baricentro più basso e alla foga agonistica di una squadra che si è sentita legittimamente superiore all’avversario, Inzaghi ha restaurato alcune uscite “lunghe” delle mezzali, come in questo caso.
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Inzaghi cos’ha deciso di fare?



Contro il Genoa, il PPDA è tornato sui livelli 19/20: 8.94 passaggi concessi prima di un’azione difensiva.



Il movimento dei centrocampisti è stato uguale a quello di Conte, con le due punte ad alzarsi “a uomo” e la mezzala che si sgancia https://t.co/2x66UFeylb
Anche quando le linee si ricomponevano, e si tornava al 5-3-2 d’attesa con cui i nerazzurri hanno vinto lo Scudetto, l’Inter rimaneva molto alta e “spaccata” in due. Si è ricreata la famosa zona “grigia” dietro al centrocampo. Le uniche volte in cui il Genoa è risultato pericoloso, è stato proprio quando ha eluso la pressione interista e si è trovata a gestire il pallone a trenta metri dalla porta di Handanovic.
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Tutta la squadra ha avuto un baricentro più alto - ma a difesa schierata si tornava con il classico 5-3-2, con il baricentro molto più alto rispetto alla stagione passata e con un evidente "zona grigia" dietro i centrocampisti. https://t.co/RAmSApMoR4
Chissà se questo sistema difensivo verrà riproposto più spesso da Inzaghi, che alla Lazio era riconosciuto come un allenatore che preferiva abbassare all’inverosimile le sue squadre, per poi sprigionare i colpi di Immobile negli spazi in verticale.
Già contro il Verona sarà interessante vedere come l’Inter gestirà la posizione di Zaccagni, che l’anno scorso ha costruito il suo ottimo campionato banchettando sui 30 metri avversari e dialogando con i due esterni. Ma adesso Dimarco non c’è più e Faraoni è ancora ai box. Sicuramente il Verona è ancora un cantiere aperto, con Di Francesco che deve prendere una decisione definitiva sulla direzione da dare alla squadra. Ma i dettami di Juric che hanno fatto molto soffrire l’Inter nel biennio contiano sono ancora presenti in rosa e tra il 10 e Barak, il Verona può essere un banco di prova interessante per la squadra di Inzaghi. 
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L'Inter in podcast, dal 22 maggio 2018: su Spreaker, iTunes e Spotify. a cura di @marcoloprato - @GianScudieri. IG: @OrologioPodcast Telegram: https://t.co/wR7XnA6hCR

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