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L'Orologio - Tempi Supplementari - La fine dell'anno

L'Orologio - Tempi Supplementari
L'ultimo appuntamento de L'Orologio con il 2021

Il 2021 è stato un anno strano per tanti motivi. Per certi versi, ancora più del 2020.
Ma visto che in questa newsletter si parla di calcio, e che di tutto il resto ne parla praticamente chiunque ormai, nell’ultimo appuntamento con i nostri Tempi Supplementari ci soffermeremo solo su considerazione sportive.
E, che dire? Il 2021, a pensarci bene, è stato un anno straordinario. Tutti abbiamo ancora stampati nella mente i momenti più iconici dei trionfi azzurri alle Olimpiadi, per dirne una, o dei ragazzacci di Mancini che portano la coppa degli Europei a Roma: sta decisamente meglio tra le braccia di Mattarella, piuttosto che in quelle della Regina.
In tutto questo marasma emotivo, una casella dei nostri cuori è per forza di cose occupata dall’Inter. Una squadra che aveva iniziato il 2021 mancando il sorpasso al Milan per tutto il mese di gennaio, ma che poi ha trionfato meritatamente dopo 9 anni di dominio della Juventus.
La vittoria dell’Inter di Conte, celebrata quasi sottotono per le note vicende globali, probabilmente troverà la sua importanza storica fra qualche anno, quando ci renderemo conto che corazzata non abbiamo mai potuto vedere dal vivo sul prato di San Siro. 
Abbiamo tutti bisogno di un po’ di speranza, in questi giorni. E di ricordarci le cose belle che abbiamo vissuto insieme, ovunque ci trovassimo, seguendo undici ragazzi correre dietro un pallone. Quindi ecco qui una compilation, impilata come se fossero un personalissimo countdown verso il 2022, dei migliori momenti di questo 2021.
Cosa ci avete detto voi
Con questo tweet qui sotto, abbiamo raccolto le vostre preferenze per l’anno che si è appena concluso. E se sugli MVP dell’anno (e soprattutto sui rimandati) c’è di che discutere, le migliori partite sono chiare e cristalline: la mattanza del derby di febbraio e il dominio con la Juve rimangono i pilastri su cui l’Inter ha costruito la vittoria dello Scudetto. La bonus track, arrivata sul filo del rasoio, è la manifestazione di potenza dell’Inter contro la Roma di Mourinho (che io non ho potuto vedere dal vivo, quindi mi fido di voi).
L'Orologio Podcast
Il 2021 sta finendo e quale migliore occasione per fare un riassunto di questo anno speciale per l’Inter?

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Fatevi sentire e fateci sapere
Sulla corsa all’MVP ovviamente pesa la fuga di Lukaku verso Londra, ma a Milano sono rimaste delle ottime alternative. Marcelo Brozovic ha conquistato ormai il cuore di tutta la tifoseria, così come Milan Skriniar (lo spannometro con cui abbiamo calcolato le votazioni, indica loro due come front-runner per il premio finale). 
A giocarsi il premio di sorpresa, l’uomo Scudetto Matteo Darmian (ah, quei due gol contro Verona e Cagliari…), Ivan Perisic (abbiamo fatto pace) e il numero 20, quello che ha dovuto lasciare il Milan per far posto a Brahim Diaz…
LA NOSTRA COMPILATION
7 - INNAMORARSI DEL COCCODRILLO
Dopo la sconfitta dell’Atalanta contro il Sassuolo, l’Inter ha iniziato una lunga passerella trionfata durata un mese. Una delle prime uscite è stata contro la Roma, in cui l’Inter ha disossato la squadra di Fonseca giocando un calcio semplice ed entusiasmante.
Il mattatore della serata è stato Marcelo Brozovic, che dopo un anno passato a correre in lungo e in largo a facilitare le giocate dei compagni, si è preso la scena. E l’esultanza dopo il suo gol rimarrà una piccola chicca di quest’anno, che verrà celebrato come l’anno del coccodrillo: mano sul collo, a toccare il tatuaggio a forma di bomba. Sgancia la sicura, la lancia nell’immaginario cerchio formato con Barella e Sensi, e detonazione avvenuta.
Immagine indelebile, che accompagna il croato nel Pantheon dei centrocampisti della storia dell’Inter. Non si sa ancora bene come e perché, ma è successo. 
6 - È SUCCESSO
E a proposito di cose che sono successe nel corso del 2021, c’è un altro momento indelebile nella corsa verso lo Scudetto. Un anonimo martedì sera di gennaio, l’Inter gioca in Coppa Italia contro il Milan e Conte riprova - dopo un girone d’andata complicato - a giocare con Perisic esterno a sinistra. 
Eriksen, come sempre in quel periodo, si accomoda in panchina e viene scongelato da Conte solo a fine tempi regolamentari, quando lo spettro di altri 30’ minuti nel gelo milanese lo convincono a dare un po’ di riposo a Brozovic. L’Inter pressa alto e il Milan è rintanato nella propria area di rigore, senza Ibra espulso.
Allo stadio regna ancora un silenzio irreale, mentre la partita scivola inesorabile verso i calci di rigore. Poi, il momento che tutti aspettavano si materializza. Se ci fosse stato uno sceneggiatore, probabilmente avremmo criticato la sua scrittura. Un po’ ovvia, ma tant’è.
Capita un calcio di punizione proprio sulla mattonella preferita di Eriksen che nel PI (post Icardi) è stato uno dei giocatori che ha polarizzato di più l’ambiente Inter. Capita che il danese in questione si presenti sul punto di battuta (Conte dirà, à la Mourinho, che ha chiesto lui stesso a Eriksen di batterla) si coordini e segni un gol importantissimo. Non solo perché l’Inter va in semifinale di Coppa Italia, ma perché quella sera tra il tecnico leccese e Chris accade qualcosa. Qualcosa che si concretizzerà nell’inserimento del danese nell’undici titolare a partire da Inter-Lazio 3-1, ovvero quando (grazie anche all’imporsi di Perisic a sinistra) Conte inizia a scavare il solco che varrà lo Scudetto.
Ci abbiamo messo tanto, ma alla fine è successo. Ed è stato bellissimo.
5 - CORTO MUSO
Abbiamo già parlato delle vittorie più importanti dell’anno che va concludendosi. Di tutte, forse la più tatticamente goduriosa è stata quella contro l’Atalanta. Perché, in questo scontro tra robottoni giganti, Conte ha scardinato il piano tattico di Gasperini e ha reso una delle squadre più elettrizzanti del campionato stanca e confusa. E poi ci hanno pensato i robottoni buoni a colpire lì dove fa più male, in una mischia confusa in area di rigore, dove il piedone di Skriniar è stato il più lesto di tutti a indirizzare un pallone verso la porta di Gollini - una palla che a essere onesti, venisse calciata altre cento volte finirebbe in curva - che si tramuta nel più grande esempio di vittoria di Corto Muso dai tempi del primo Allegri. E nell’occasione giusta per celebrare il miglior difensore della Serie A nell’anno 2021, checché ne dicano le statistiche della Serie A.
Lunga vita al miglior Milan che c'è a Milano.
From Milan with love - la foto dello Scudetto
From Milan with love - la foto dello Scudetto
4 - IL GOL DELL’ANNO
Conte vive il calcio in modo tutto suo. La sua azione perfetta, l’essenza stessa della sua filosofia, si concretizza nella risalita del campo della sua squadra attraverso una fitta rete di passaggi, in cui tutti i giocatori toccano il pallone fino a che non si arriva al gol.
Facile a dirsi, un po’ meno a farsi. Quest’interpretazione del calcio totale ha avuto due sliding doors: per la prima bisogna riavvolgere il nastro fino al 2020, quando l’Inter in casa del Barcellona costruisce una tela di passaggi che partono da Handanovic e arrivano fino alla trequarti avversaria, dove Sensi (che all’epoca rappresentava una sorta di piccolo Iniesta) calcia di poco alto.
E se questa utopia calcistica rischiava di essere archiviata come il “non finito” di Michelangelo, ecco che l’occasione si ripresenta l’anno dopo. Nel tragico (per gli altri) 3-0 al Milan, il secondo gol rimane una perla di calcio assoluto, che tira una bordata a quelli che descrivevano l’Inter come una squadra “contropiedista” e celebra il meccanismo di una squadra che ha trovato il suo giro perfetto. 
3 - ANCORA VIVI
Stiamo facendo un po’ di zapping fra i momenti migliori di quest’anno, senza un particolare ordine cronologico - Pulp Fiction ha fatto molti danni, nella nostra psiche.
Quindi sì, allo Scudetto ci stiamo arrivando. Ma proprio come scopriamo il destino di Vincent Vega prima delle ultime scene del film, così dobbiamo andare temporeggiare ancora un po’ - prima di goderci la botta finale.
Perché lo Scudetto è stato celebrato in modo molto malinconico. Un po’ a causa della pandemia, che non ha permesso a tutto il popolo interista di scatenarsi dopo dieci anni di oblio, ma anche perché ci si rendeva sempre più conto che alcuni pezzi di quella squadra non sarebbero tornati a San Siro per l’anno successivo. 
Certo, non ci immaginavamo di presentarci ai nastri di partenza della stagione successiva senza QUATTRO pilastri, ma tutti percepivano che qualcosa si fosse incrinato.
Ebbene, uno dei migliori momenti di quest’anno è stato scoprire che nel pianeta Inter ci fosse ancora vita. Un’estate martellante, uno strillo continuo. Poi il lavoro lontano dai riflettori, l’insediamento di Inzaghi e la ricerca di nuovi equilibri.
San Siro che torna a riempirsi, la prima esplosione di gioia con la prestazione straripante contro il Genoa - che fa intuire che si può vincere anche senza tutto quel che abbiamo perso.
Ma la prima parte di campionato aveva un appuntamento immancabile: passare il girone di Champions League. Con una squadra meno forte di quella dell’anno scorso, in un girone tutto sommato più abbordabile - anche perché lo Shaktar si è suicidato fin dalla prima partita.
Tant’è. La doppietta con cui Dzeko schianta gli ucraini e l’Inter strappa il pass per gli ottavi è stata la boccata d’ossigeno definita che ha permesso al nuovo fuoco interista di divampare in tutta la sua potenza. Dopo alcuni passi falsi, e troppi punti lasciati per strada nei big match, il meccanismo interista ha trovato una nuova forma. E al momento in cui scriviamo, ha una striscia aperta di 7 vittorie consecutive, 17 gol fatti e solo 2 subiti (con il Napoli, il 21 novembre).
La strada è ancora lunga, ma l’Inter c’è.
2 - LA LIBERAZIONE
Finalmente, siamo arrivati alla fine. Le fotografie con cui potremmo celebrare la vittoria dello Scudetto sono tantissime, tutte incredibilmente personali.
Quest’anno per me è stato il primo anno lontano casa. Le partite dell’Inter hanno scandito il passare del tempo durante il secondo lockdown e mi hanno accompagnato in questa nuova esperienza.
E se contro Juventus, Lazio, Milan e Atalanta il clima era di entusiasmo sfrenato, con il passare delle settimane l’attesa si faceva sempre più insostenibile. Quando giochiamo? Quanto manca a questo Scudetto?
Matteo Darmian mi ha probabilmente salvato la vita, perché contro Cagliari e Verona ho toccato picchi nervosi preoccupanti. Due 0-0 tignosissimi, con lo spettro di Inter-Shaktar ancora incredibilmente presente nelle nostre menti, e la palla che non voleva entrare mai.
Poi, a proposito di cose che capitano, arriva un terzino con la mira della punta a insaccare i due gol più importanti della sua carriera. E nella sua doppia corsa a braccia aperte verso la panchina ho visto davvero un film, bellissimo, di speranza e redenzione. 
Poi, appunto, la ciliegina finale. Il siluro con cui Eriksen ha messo l’ultima mattoncina sullo Scudetto, in un sabato sera anonimo a Crotone, bucando Cordaz e consegnando all’Inter gli ultimi 3 punti di cui aveva bisogno.
In quel momento io ero a casa, a guardare l’Inter avvinghiato alla sedia davanti la tv. Mi sono sciolto, e c’è questa foto molto buffa di me disteso a terra a pancia in su, con le braccia larghe. Che sembra che mi abbiano appena sparato, a dir la verità. In realtà stavo semplicemente rilasciando due mesi di tensioni, con due semplici parole: “È fatta”.
Passare sotto San Siro per tutta l'estate e vedere la torre dipinta di nerazzurro, che ricordi
Passare sotto San Siro per tutta l'estate e vedere la torre dipinta di nerazzurro, che ricordi
1 - GRAZIE
Ok, se siete arrivati fin qui vuol dire che siete proprio degli amici de L’Orologio. Un podcast che è nato il giorno prima di QUEL Lazio-Inter, e che da ormai quattro anni vive di settimana in settimana. Il nostro team si è allargato, grazie al supporto preziosissimo di Def e Fede, e noi continuiamo a non capacitarci di come ci possa essere gente che ci ascolta.
Tutti i giorni, da tutto il mondo. Non siamo insider, non siamo giornalisti seri, non siamo opinionisti patinati. Siamo tifosi dell’Inter, come tutti quelli che ci ascoltano.
Quest’anno abbiamo pubblicato 41 episodi, parlato per oltre duemiladuecento minuti, fatto diversi esperimenti su Twitch e su Twitter (ma ve la ricordate la Room nella notte dello Scudetto? Indimenticabile!) E voi ci avete supportato da qualcosa come 16 paesi diversi.
Nel nostro piccolo, non esistono parole per dirvi grazie. Speriamo di vivere insieme nuove avventure dell’Inter e di rimanere il vostro (non) podcast preferito.
Buon anno a tutti, L'Orologio torna nel 2022!
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Tempi Supplementari @theorologio

L'Inter in podcast, dal 22 maggio 2018: su Spreaker, iTunes e Spotify. a cura di @marcoloprato - @GianScudieri. IG: @OrologioPodcast Telegram: https://t.co/wR7XnA6hCR

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