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L'Orologio - Tempi Supplementari - Ep.8

L'Orologio - Tempi Supplementari
Ottavo appuntamento con Tempi Supplementari, la newsletter gratuita de L'Orologio Podcast. Qui potrete trovare quanto di interessante(?) abbiamo partorito nel corso della settimana senza dover perdere tempo a cercare sui nostri canali tutto quanto.

Tempi Supplementari, i temi della settimana
  • Parere non richiesto su Mourinho alla Roma
  • Minuti di Recupero“Il fulmine si è abbattuto: l'Inter è Campione”
  • Puntata 137, “Diciannove
  • Bonus Track: “Il viaggio dell'Inter
Parere non richiesto su Mourinho alla Roma
È il secondo evento in ordine di importanza nel mondo interista in questa settimana e - non avendone noi parlato in puntata - ci prendiamo 5 minuti, anche meno, per dare il nostro parere a voi in anteprima rispetto a quando la cosa verrà trattata in puntata.
Umanamente la felicità è tanta: chi non era allo stadio per quell'Inter-Sampdoria non può capire l'atmosfera che si generò quando Mourinho fece capolino sugli spalti del Meazza. Quel sentimento gioioso e festante non sarà nulla rispetto alla possibile interazione che potrebbe generare un suo ritorno in campo a Milano in una partita con l'Inter.
Si cerca scientemente di evitare termini che possano creare una sorta di avversione e opposizione perché Mourinho per l'Inter non sarà mai un avversario, figurarsi un nemico. Sarà un professionista che svolgerà il suo lavoro per un'altra squadra per 180 minuti stagionali, coppe escluse, ma tolti quegli istanti, l'amore continuerà a essere profuso da entrambe le parti.
Lavorativamente parlando quello che attende Mourinho è forse uno dei progetti più complicati della sua carriera: deve rifondare una squadra non vincente e questo a José non è mai capitato spessissimo in carriera. Lui le squadre le ha sempre perfezionate, ha avuto sempre dei garzoni che facevano del lavoro prima di lui. Qui no e questo, unito a un periodo non felicissimo per lo Special One potrebbe creare qualche problematica in un ambiente che sta già facendo partire la fanfara dei bersaglieri, ma che ci mette un attimo a sostituirla con la marcia imperiale di Darth Fener.
Non ci resta che augurare buon lavoro a Mourinho, sarà bellissimo poterlo rivedere a San Siro, dal vivo, ma per quei 90’ sarà uno come gli altri, pur sempre rimanendo più speciale di altri. Ma non di tutti.
Il fulmine si è abbattuto: l’Inter è Campione d’Italia – L'Orologio Podcast
Ep. 137 - Diciannove
Bonus Track - Il Viaggio dell'Inter
E’ già passata quasi una settimana, ma se ci ripenso la prima cosa che mi viene in mente è la prima cosa che ho pensato quand’è successo: “E ora cosa si fa?”. Perché 11 anni da metabolizzare sono tanti e non può succedere tutto nello spazio di un pomeriggio. Inutile girarci intorno: l’Inter è parte delle nostre vite, in una misura che spesso non decidiamo noi. Certo, le relazioni, il lavoro, la possibilità di interessarsi ad altro. Cinema, arte, letteratura, economia. Qualsiasi cosa. Ma poi torniamo sempre lì, in quel rettangolo verde in cui succedono cose strane. In cui puoi urlare “CAMPIONI”, anche se tu effettivamente non hai vinto niente. 
L’Inter è stata, è e sempre sarà una questione di fede – oltre concetto di retorica. E’ così e basta. 
Ma parliamone di qualcosa di serio. L’Inter ha vinto il diciannovesimo Scudetto della sua storia, ma nelle parole di tutti il monito è chiaro: questo deve essere solo l’inizio. Niente smobilitazione, niente appagamento. A parte il primo, caotico anno di Suning, la dirigenza ha dato una direzione chiara a questo progetto sportivo. E al netto dei clamori mediatici, questo progetto è sempre proseguito in linea retta – guardando avanti. 
E’ l’unico modo per vincere, l’unica via per la grandezza. Rubando le parole a Ettore Messina, un altro grande allenatore che sta facendo tornare l’Olimpia fra le top assolute, il focus deve essere chiaro: “Non posso essere felice e basta per aver portato Milano alle Final4. Dobbiamo lavorare per far sì che l’Olimpia alle Final4 ci sia di casa”. E traslare questo discorso da Piazzale Lotto a San Siro è un attimo: l’Inter ha solo cominciato un percorso senza scorciatoie, le cui scottature vivono ancora sulla sua pelle. Perché 11 anni non si cancellano in un pomeriggio. 
Ecco perché questo è lo Scudetto di Steven Zhang, Alessandro Antonello e Beppe Marotta. A cascata, la loro leadership ha influenzato tutti gli altri ingranaggi di una macchina societaria che non è ancora perfetta – ma che sembra essersi lasciata alle spalle i tempi bui degli spifferi, dei vuoti di potere o della disorganizzazione cronica. L’Inter è diventata un’azienda, nell’accezione migliore del termine, anche se qualche passaggio a vuoto ancora c’è – e sempre ci sarà, come in ogni Multinazionale. 
E’ lo Scudetto di un monumento dell’interismo contemporaneo, Lele Oriali. Non è un caso che un personaggio così sia diventato il punto di riferimento degli ultimi tre allenatori che hanno vinto lo Scudetto a Milano: Mancini, Mourinho e Conte lo hanno sempre elogiato – e per il tifoso interista è semplicemente una garanzia. Senza sapere bene quel che fa, ma consapevole che il suo compito lo svolge al meglio. 
Poi arriviamo a lui, quella figura che ha polarizzato ogni tipo di discorso dal minuto in cui è stato annunciato. E’ stato lo Scudetto, inevitabilmente, di Antonio Conte: che continua a vincere con una continuità impressionante, modellando le sue idee e affidandosi all’incrollabile fiducia nel suo eccezionale lavoro – che l’ha reso membro dell’elite mondiale. 12 milioni sono tanti, ma dopo la debacle europea e gli spifferi dall’esterno non era semplice condurre la barca in porto – né tantomeno farlo con un’autorevolezza e una prova di forza come ha fatto l’Inter nel girone di ritorno. L’ho ribadito in almeno due o tre puntate, ma lo faccio anche per iscritto: 41 punti su 45 disponibili. In 15 partite, 13 vittorie e due pareggi. Una follia. 
E visto che parliamo di allenatori, impossibile non rivolgere almeno un pensiero a Luciano Spalletti. L’uomo che ha iniziato a forgiare questa squadra, issando alcuni pilastri che sotto Conte hanno trovato una nuova dimensione. Un pezzetto di questo Scudetto è anche suo. 
Dei giocatori dell’Inter abbiamo parlato tanto, dei loro momenti, delle loro gesta e dei loro errori. Quando abbiamo cominciato questo podcast il percorso aveva concluso la sua prima tappa, perché il 23 maggio 2018 l’Inter tornava in Champions League dopo una vita. 3 anni e 137 puntate dopo, l’Inter è Campione d’Italia. 
Non credete a chi dice che era tutto facile, o tutto apparecchiato. L’Inter ha compiuto un’impresa enorme e l’ha fatto nel modo più vigoroso e rassicurante: con lo sguardo rivolto al futuro. Senza proclami, solo con il desiderio di vincere la prossima partita. Adesso ne mancano ancora 4, che saranno una lunga passerella verso il momento in cui quel trofeo tornerà in mano a un Capitano dell’Inter, dopo Javier Zanetti. Poi il calcio farà il suo solito miracolo, azzerando tutto e preparando un nuovo, lungo e intenso viaggio. Dove l’Inter proverà ad alzare l’asticella ancora un po’ per vedere quanto riesce a resistere. Del resto, è tutta una questione di fede. 
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Tempi Supplementari @theorologio

L'Inter in podcast, dal 22 maggio 2018: su Spreaker, iTunes e Spotify. a cura di @marcoloprato - @GianScudieri. IG: @OrologioPodcast Telegram: https://t.co/wR7XnA6hCR

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