L'Orologio - Tempi Supplementari: Dieci anni dopo

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L'Orologio - Tempi Supplementari
“Dieci anni dopo” è stato il titolo della prima live de L'Orologio, quella realizzata in piena pandemia per celebrare il decimo anniversario della splendida cavalcata dell'Inter del Triplete.
Grazie alla doppietta di Edin Dzeko, l'Inter può evitare di celebrare un altro decennale, quello dell'assenza dalla parte a eliminazione diretta della Champions League, dopo la nefasta sconfitta con il Marsiglia nel 2012.
Abbiamo parlato di questo, della mitologica serie All or Nothing sulla Juventus, di possibili accoppiamenti e del peso specifico dei nuovi acquisti in un'altra live - questa volta sul nostro profilo Twitch - che potete riascoltare qui, come podcast.
L'Orologio Podcast
🎙NUOVA PUNTATA🎙

Vi siete persi il live di ieri sera? Volete tenerlo bella vostra libreria per ascoltarlo quando volete? Abbiamo pensato a voi!

L’Inter è agli ottavi di #UCL e di questo si è parlato, ma anche di molto, molto altro!

Buon ascolto!
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l'Inter di chi è rimasto
L'Inter che ha superato i gironi di Champions League, per la prima volta in quattro anni, è una squadra profondamente diversa da quella che ha iniziato il percorso europeo sotto Luciano Spalletti.
I titolari sono cambiati quasi tutti, sono arrivati giovani di talenti ed esperti mestieranti, bucanieri da tutti i campionati d'Europa. I giocatori che sono rimasti, sono tutti passati attraverso un ottovolante emotivo: Handanovic, de Vrij, Skriniar, Perisic, Brozovic, D'Ambrosio, Ranocchia, giusto per citare quelli più in vista nell'ultimo periodo, sono stati tutti (chi più chi meno) a un passo dal lasciare l'Inter. Qualcuno di questi l'ha anche fatto, per poi tornare alla base.
Perché tutto sommato questa maglia ti rimane addosso e il tifoso interista, se si riconosce in te e vede del potenziale, una seconda occasione è capace di dartela.
L'Inter che ha passato i gironi di Champions League dopo quattro anni è forse la loro Inter, l'Inter di quelli che hanno deciso di rimanere nonostante tutto. Loro sono i veterani dello spogliatoio, quelli che hanno vissuto le serate contro il Beer Sheva e le innumerevoli partite in cui si è raccolto meno di quanto tutti si aspettassero.
A loro si sono aggiunti i vari Barella, Lautaro, Bastoni - verosimilmente, l'ossatura dell'Inter che è, e che sarà. Anche loro, nel momento di massima crisi emotiva, quest'estate hanno deciso di rimanere. E firmare un impegno con l'Inter che va oltre il campo. Perché con l'addio del triumvirato Hakimi-Lukaku-Conte, questa squadra si è dovuta reinventare.
E se il gioco si poggia sui pilastri che abbiamo citato poco sopra, c'è un nome che non è stato ancora fatto. Perché se è vero che l'Inter è fatta dalla gente che è rimasta, ancor più vero è che l'Inter in questo momento vive insieme a Edin Dzeko.
Una corsa liberatoria di 4 anni
Una corsa liberatoria di 4 anni
Un numero 9 non è mai banale. Un numero 9 che ha vinto in Germania e Inghilterra, che ha portato la Roma in semifinale di Champions League e di Europa League, e che si presenta con il fardello dell'eredità dei 30 gol di Lukaku - deve essere qualcosa di speciale.
Dzeko si è caricato sulle spalle l'Inter e le ha vestito addosso un nuovo abito, scintillante e complesso, carico di ambizioni. Le serate in Champions in cui lui ha brillato hanno coinciso con le 3 vittorie che sono valse la qualificazione a questa squadra.
Non è un caso, come i 10 goal con cui ha inaugurato la prima stagione a Milano. Inzaghi è stato bravo a trovare in lui un riferimento per il sistema “plug&play” che gli ha cucito attorno dal primo momento in cui è stato disponibile, letteralmente 5 minuti prima di un'amichevole d'inizio stagione.
Adesso che il primo obiettivo della stagione è stato raggiunto, inizia un ulteriore step di crescita. Quello che Conte non ha avuto la forza emotiva di compiere, decidendo di abdicare il suo regno interista: costruire una proposta di gioco che mantenga i principi tattici offensivi e coraggiosi che abbiamo visto fino ad ora, ma che eviti quelle tremende pause all'interno della partita (o - peggio - verso gli ultimi 15’-20’) che sono costate all'Inter punti preziosissimi. Perché quei pareggi contro Sampdoria, Milan e Juventus sono ferite che ancora sanguinano.
Ma la stagione è lunga e l'Inter ha dimostrato di potersela giocare. Non è una squadra perfetta, non è capace di stritolare il campionato già a dicembre. Sarà un'altra lunga corsa, da vivere fino alle ultime giornate.
Ma questa Inter, fatta di gente che è rimasta e da gente che - seppur arrivata da poco - sembra qui da una vita, ha ancora tanto da dare. Senza paura.
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L'Inter in podcast, dal 22 maggio 2018: su Spreaker, iTunes e Spotify. a cura di @marcoloprato - @GianScudieri. IG: @OrologioPodcast Telegram: https://t.co/wR7XnA6hCR

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